La serata è splendida ma per strada non c'è anima viva. Solo un uomo si aggira nel silenzio irreale di una notte d'estate, confuso tra le saracinesche abbassate, a tratti spaventato dai boati che arrivano dalle finestre delle case. È l'11 luglio del 1982, 36 milioni di italiani sono incollati davanti alla tv per la finale dei mondiali Italia-Germania Ovest ma Vasco Rossi non ha la minima idea che gli Azzurri del “Vecio” Bearzot stanno per diventare campioni del mondo, non vede in diretta l’urlo di Tardelli, il presidente Pertini esultante in tribuna. Per la verità, non sa nemmeno che si sta giocando la Coppa del Mondo. Da giorni si fa di anfetamine.

Le notti oscure

Paradosso dei paradossi: l'artista che più di ogni altro in quel preciso momento incarna lo spirito dell’Italia anni ‘80, mentre il Paese vive uno dei suoi momenti più felici, galleggia in un mondo parallelo di notti oscure, sostanze, rock’n’roll e autodistruzione. Che sarebbe morto giovane, Vasco, ne era assolutamente sicuro. E invece eccolo qua: sopravvissuto alle droghe, alle proprie ossessioni, perfino al proprio mito. A 74 anni l’eroe dalla vita spericolata, una delle più iconiche canzoni che scrisse proprio a Cagliari e che era tutto fuorché una posa, continua a macinare stadi e si prepara al doppio concerto del 12 e 13 giugno all’Olbia Arena.