Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciLa parola in sé non è elegante: “enshittification“ – traducibile con “merdificazione“ – ma è sicuramente efficace. L’ha coniata Cory Doctorow, giornalista e scrittore canadese vicino al mondo hacker, per descrivere la deriva avvenuta nei social network, una "tragedia in tre atti" che ha portato a un sensibile degrado della qualità dei contenuti disponibili per gli utenti, infine ridotti a fornitori inconsapevoli di materia prima (i propri dati) e spesso lavoratori sottopagati al servizio dei profitti di pochissimi (Big Tech).
Dice Doctorow che si è passati dalla “luna di miele“, ossia i social network che promettono connessione e comunicazione fra pari e un’etica libertaria e democratica, al “tradimento“, con lo svelamento del vero volto e dei veri obiettivi dei padroni dei social, ossia fare più soldi che si può nel più breve tempo possibile, rinnegando tutte le promesse; infine – terzo atto – “la grande estrazione“, con gli utenti ridotti a merce, in balia di algoritmi incontrollabili e soggetti alla pressione commerciale più spietata.
Fabio “Kenobit” Bortolotti, musicista e “hacktivista“, ha compiuto personalmente l’intera parabola della “merdificazione“ – da speranzoso creativo digitale a consapevole avversario di Big Tech – e nel suo libro Assalto alle piattaforme (Agenzia X) offre un’efficace analisi del capitalismo digitale e soprattutto spinge il lettore a “riprendersi Internet“, cioè a sposare gli strumenti alternativi disponibili in rete e basati su logiche opposte a quelle oggi prevalenti: decentramento anziché concentrazione; software libero anziché sistemi proprietari; timeline cronologiche anziché algoritmi incontrollabili, gratuità invece che ricerca del profitto e così via.






