«Oggi è un giorno speciale per me, s’intrecciano la fine della chemioterapia e l’inaugurazione della campanella che ho tanto desiderato. Per molti può trattarsi di un oggetto qualunque, ma per chi finisce questo percorso è il suono che dice “ce l’ho fatta”». Beatrice ha 19 anni. L’età in cui tutto comincia. L’esame di maturità all’Itis di Cuneo, verso la specializzazione in robotica. Una passione che ha dalle Medie, dopo un laboratorio di Lego. Ma l’esame deve rinviarlo. La malattia decide per lei. «A 19 anni veder la propria vita fermarsi per sei mesi è difficile - racconta la studentessa -. Per fortuna non a tutti capita e a me piace provare a vedere il lato positivo delle cose». Venerdì, finalmente, riesce a inaugurare la “campanella del sollievo”, che rintocca per la prima volta nell’Ematologia dell’ospedale «Santa Croce» di Cuneo. La suona, vuole la tradizione, chi ha concluso il percorso di chemio, come lei. Che quel simbolo lo dona al reparto, con il sostegno dell’Ail locale. Presenti i vertici dell’azienda ospedaliera.

«Avevo già visto sui social dell’esistenza della campanella prima di ammalarmi e pensavo fosse una dotazione comune agli ospedali in Italia - prosegue Beatrice -. Invece ho scoperto che a Cuneo, per esempio, c’è soltanto in Oncologia. A scuola, durante una lezione, avevo già avuto modo di conoscere Anna Rubino, la presidente della sezione Ail intitolata al fratello Paolo. Adesso grazie a lei ho potuto realizzare il mio progetto, senza incappare in intoppi burocratici». Della malattia Beatrice si accorge per caso: «Il 18 novembre sono andata dal mio medico per richiedere alcuni esami, siccome ero stanca e non mi sentivo troppo bene. Ha notato un gonfiore sul collo e prescritto un’ecografia. Il tempo di ricevere gli esiti e mi sono trovata molto gonfia anche alla gola, tanto da dovere ricorrere con urgenza al Pronto soccorso». Dopo dieci giorni ecco la visita in Ematologia, i dubbi («Ma forse loro già lo sapevano»), la biopsia e la pesante diagnosi: linfoma di Hodgkin.