Pavia. «Serio e giusto», aggettivi ripetuti senza sosta, con la voce rotta dalla commozione. Franco Pagani, per 27 anni massaggiatore del Milan ha gli occhi lucidi nel ricordare Franco Baresi, lo storico capitano rossonero mancato all’età di 66 anni. Pagani oggi collabora con il Pavia calcio. Poco prima dell’allenamento pomeridiano della squadra di Granoche, riavvolge il nastro dei ricordi e delle emozioni in un racconto che si interrompe a tratti per la commozione. «È una giornata molto triste. Franco Baresi era una persona squisita, un professionista serio, e un uomo generoso».
Pagani, vicino a compiere 80 anni, ha lavorato nel Milan prima e dopo l’avvento di Berlusconi alla presidenza, trascorrendo un lustro in rossonero al fianco di suo fratello Pierangelo, scomparso due anni fa, anche lui massaggiatore. I ricordi di Pagani si manifestano in un flusso continuo. «Baresi era un capitano speciale, tutto quello che accadeva a Milanello restava a Milanello, non usciva nulla. Serio, puntuale, professionale, non ricordo un suo diverbio con un allenatore. Una persona di grande spessore». L’attuale massaggiatore del Pavia ha costruito negli anni un rapporto di fiducia con il numero 6 del Milan: «Bastava un gesto di Franco, e alla sera lo raggiungevo in camera per il solito massaggio, sia a Milanello che durante i ritiri in trasferta . Era rispettoso con tutti, credo di aver conosciuto poche persone educate come Franco Baresi. Trattava tutti con rispetto, dai bambini agli adulti. Era una persona giusta». In campo, Baresi è sempre stato un esempio di dedizione e attaccamento alla maglia, sia nel Milan che in Nazionale : «Ho ancora negli occhi i derby con l’Inter contro suo fratello Beppe. Si salutavano prima della partita, poi in campo si martellavano, sempre con lealtà», ricorda Pagani, che ha vissuto l’epopea del Milan di Silvio Berlusconi, seguendo spesso le partite dalla panchina. L’altro tratto caratteriale che ha sempre distinto Baresi è la riservatezza. «Era di poche parole, ma aveva un carisma innato e sapeva toccare sempre le corde giuste nei suoi discorsi - racconta Franco Pagani- con noi dello staff era sempre gentile, ma anche con dirigenti, allenatori e compagni non mi viene in mente una sua parola sbagliata o offensiva. Sapeva sempre trasmettere fiducia, era un esempio positivo per tutti nello spogliatoio. In allenamento, tirava sempre il gruppo, spingeva sempre al massimo». Un esempio per tutti Le tante vittorie, in Italia, in Europa e nel mondo, del club rossonero sono sempre state accompagnate da feste, a cui Baresi partecipava, ma sempre con senso della misura. «Si divertiva anche lui , ma non andava mai sopra le righe - aggiunge Pagani- Diciamo che i più scatenati erano altri, come ad esempio i tre olandesi, Gullit, Rijkaard e Van Basten». Da capitano, e bandiera del Milan, Baresi accoglieva i nuovi acquisti, a cui spiegava, più con l’esempio che con le parole cosa significava vestire la gloriosa casacca rossonera: «Il suo atteggiamento è sempre stato inappuntabile. Non mi viene in mente un ritardo di Baresi all’allenamento o alle riunioni con gli allenatori». In tema di capitani storici del Milan, Pagani traccia un parallelo tra Baresi e Paolo Maldini: «Sono stati due grandi capitani, ma parliamo di due persone diverse. Maldini era più espansivo caratterialmente». Nel rivivere l’epopea del Milan di Berlusconi, Pagani individua proprio nel patron la chiave di quei successi : «Berlusconi aveva una visione e un’intelligenza superiore ed era capace di scegliere le persone giuste con cui lavorare. Al Milan ha creato un progetto vincente, trasmettendo alla squadra una mentalità internazionale. Sono stato il suo massaggiatore personale, il presidente mi riceveva nella sua villa ad Arcore e mi ha sempre trattato in modo signorile. Sono stato fortunato a condividere un periodo della mia vita meraviglioso e indimenticabile con persone di questa caratura». Il pensiero di Franco Pagani torna poi a Baresi: «Mi viene da piangere a ripensare ai tanti momenti di calcio e di vita condivisi». Pagani saluta e si prepara per l’allenamento del Pavia, con il cuore affranto per l’addio ad un “uomo serio e giusto”. «È stato veramente bello lavorare in quel Milan».










