Da undici anni la terrazza della villetta Scicolone, sospesa tra cielo e mare a Manfria, diventa un punto di osservazione privilegiato su ciò che Gela è stata e su ciò che potrebbe tornare a essere. L’installazione 2026, intitolata Γέλα, Ghela, segna un passaggio netto: dal globale al locale, dalla suggestione universale alla memoria concreta, dal simbolo astratto alla storia che riaffiora dai fondali. È un gesto artistico che si radica nel territorio e lo interroga, trasformando un’abitudine familiare in un atto civico.
L’apertura del Museo dei relitti greci, lo scorso febbraio, ha offerto alla città un frammento prezioso della propria identità: la musealizzazione della prima nave greca di Gela, affondata intorno al 500 a.C. e ritrovata nel 1988 a Bulala, ha restituito alla città una parte della sua voce antica. L’architetto Saverio Scicolone lo riconosce con immediatezza: "Come non dedicare la nostra undicesima installazione a questo prezioso relitto che, con la contemporanea scoperta dei lingotti in oricalco, segna, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la conclamata importanza della nostra città nel periodo greco ed ellenistico?". La scelta del tema diventa così un atto di riconoscimento, un modo per riportare la storia nel presente e per ricordare che la cultura non è un reperto, ma un dialogo continuo.







