C’è da dire che altrove, dove lo stop alle consegne nelle ore più calde è stato posto come un obbligo, i rider hanno inscenato una mezza rivolta. Ma pensare di risolvere con un «gentile invito alle piattaforme multinazionali» il problema delle mancate tutele dei fattorini del food, è una di quelle boutade – tra il piacione e il pretenzioso – tipiche dell’ultima generazione di sindaci Pd, che, di solito, finiscono per portar guai.
Questa volta i guai – tutti interni alla sinistra, incartata in uno dei suoi soliti cortocircuiti – sono arrivati per Silvia Salis, primo cittadino di Genova, attaccata frontalmente da Cgil, Cisl e Uil che, in materia di norme anticaldo, la accusano apertamente di «fare propaganda» sulla pelle dei lavoratori e di «emanare provvedimenti confusi» che finiscono per «danneggiare i lavoratori».
Ecco cosa è accaduto: Salis, constatando il perseverare di una certa canicola e certamente spinta dalle migliori intenzioni, ha approvato, nei giorni scorsi, alcuni atti di giunta presentati come «linee di indirizzo straordinarie per la tutela della salute e della sicurezza dei rider», finalizzati a «rafforzare la tutela dei ciclofattorini che operano nel territorio».
Le direttive comunali del capoluogo ligure prevedono «lo stop alle consegne dalle 12.30 alle 16 nelle giornate più calde, nella fascia oraria tra le 12.30 e le 16», «l’informazione preventiva ai rider sui rischi legati al caldo e sulle procedure di emergenza» oltre alla «disponibilità di acqua potabile, pause frequenti e punti di ristoro o aree ombreggiate», con la «possibilità di interrompere, in condizioni di caldo eccessivo, le consegne».







