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L’alpinista nepalese Nirmal Purja è morto a causa di una valanga che giovedì ha coinvolto lui e altri nove alpinisti della sua spedizione sul Broad Peak, la dodicesima montagna più alta al mondo (8.051 metri), in Pakistan. Purja era uno degli alpinisti più noti in attività, famoso tra le altre cose per un documentario di Netflix sulle sue scalate in Himalaya.
Nessuno degli alpinisti coinvolti nella valanga è sopravvissuto. La notizia della loro morte e di quella di Purja è stata resa pubblica con un post su Instagram della sua azienda Elite Exped, che organizza spedizioni di alpinismo d’alta quota.
I corpi di quattro degli alpinisti erano stati recuperati venerdì, e altri sei risultavano dispersi. Tra di loro c’era anche Purja. Le ricerche erano state sospese ed erano riprese sabato mattina. Sei dei dieci scalatori erano nepalesi, mentre gli altri erano originari di Pakistan, Oman, Stati Uniti e Cina. Si trovavano tutti più o meno a un’altitudine di 6.600 metri. I sistemi di localizzazione di alcune delle persone hanno registrato una caduta di alcune centinaia di metri.
Purja aveva 43 anni, ed era noto anche come Nims Dai. Era un ex soldato dell’esercito britannico nella brigata dei Gurkha, i reparti composti da militari nepalesi al servizio del Regno Unito. Nel 2019 scalò tutte le 14 montagne più alte di 8mila metri in poco più di sei mesi, stabilendo un record che sarebbe stato battuto qualche anno dopo.












