"Nessuna dichiarazione ufficiale, non una voce dal Marocco per prendere le distanze, per spiegare, per esprimere anche solo commozione e dolore. Quella di Ceuta non è una crisi migratoria, ma piuttosto una crisi politica". Ne è certa Beatriz Mesa, professoressa associata della Facoltà di Scienze Sociali dell'Università Internazionale di Rabat.
Spagnola, residente in Marocco, Mesa è politologa e scrittrice e concentra i propri studi sull'Africa post coloniale: oggi suona quasi profetico il titolo dell'ultimo libro: 'Il fallimento dell'Occidente in Africa'. "Se si fosse trattato soltanto di migrazione - spiega parlando con l'ANSA -, Ceuta non sarebbe stato l'unico varco, come è accaduto altre volte. Il tentativo di passare si sarebbe esteso lungo altri punti della costa mediterranea. Io propendo per la decisione politica, un modo, contestabile ma efficace, di far arrivare un messaggio e cioè: cara Spagna, sul Sahara decidiamo noi, il colonialismo è finito".
Parlando di "mafie" che gestiscono i flussi migratori, "Sanchez ha dato una lettura della situazione, ma a mio avviso non è quella giusta: questi ragazzi sono arrivati alla spicciolata, senza organizzazione, nessuna regia. Qualcuno ha diffuso sui social immagini di frontiere sguarnite e aperte e questo è bastato per scatenare il passaparola. Sanchez ha cercato una spiegazione plausibile, c'è la sentenza della Corte di inizio luglio e quindi una possibile conseguente mobilitazione e ora c'è anche la risposta con le barriere, la Guardia civil e i galleggianti".










