Con il ravvedimento speciale, sia nella sua versione «ridotta» al solo 2023, sia in quella «allargata» all’intero quinquennio 2020-2024, chi rinnoverà l’opzione per il patto fiscale potrà blindare definitivamente il primo biennio «patteggiato» ovvero il ’24-’25 senza rischiare la decadenza da controlli fiscali.
Questo è l’effetto che in ogni caso si produrrà sul primo biennio concordatario per coloro che rinnoveranno l’opzione per il patto fiscale qualora venisse tramutata in norma o l’idea, come da parere parlamentare sul decreto omnibus, di riproporre il ravvedimento speciale solo per l’anno d’imposta 2023 abbinato alle opzioni di rinnovo del cpb per gli anni ’26-’27, oppure di riaprire in toto lo strumento consentendo l’opzione per la protezione fiscale per l’intero quinquennio 2020-2024 (si veda ItaliaOggi di ieri).
L'ipotesi di riapertura del ravvedimento nel decreto omnibus
Nei pareri sul decreto omnibus viene proposta la possibilità di prevedere per i soggetti che rinnovano l’adesione al concordato preventivo biennale per il biennio 2026 e 2027 la riapertura della prima edizione del ravvedimento speciale (di cui all’art. 2-quater del decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113) al fine di consentire la “regolarizzazione” anche dell’anno d’imposta 2023.







