Un carteggio del 1946 svela come gli Alleati si rivolsero alla Santa Sede per verificare la presenza di dodici casse attribuite a Mussolini. Una vicenda che illumina il rapporto tra archivi, potere e intelligence: “La rinuncia alla forza non è cortesia: è amministrazione di un rapporto di lungo periodo”. Conversazione con Mario Caligiuri
Un carteggio inedito tra la segreteria di Stato vaticana e il vescovo di Como, emerso dall’Archivio Apostolico Vaticano, riporta alla luce la ricerca di dodici casse attribuite a Benito Mussolini. Ma la vicenda, osserva Mario Caligiuri, va oltre il mistero archivistico e diventa un caso di studio sul rapporto tra storia, politica e intelligence che da secoli scandisce il destino degli uomini.
Temi che saranno al centro della VI Università d’Estate sull’Intelligence “Abitare il futuro”, promossa dalla Società Italiana di Intelligence dal 3 al 5 settembre 2026 a Soveria Mannelli con relatori prestigiosi.
Il 13 gennaio 1946, in tarda mattinata, il capitano dell’esercito americano John Norton – di cui, in questa vicenda, non si conoscerà altro – è ricevuto in udienza privata da Pio XII. Tre giorni dopo monsignor Giovanni Battista Montini, segretario personale del Pontefice, scrive al vescovo di Como Alessandro Macchi: un ufficiale alleato ha segnalato la presenza, nel Collegio Gallio, di dodici casse di documenti di Benito Mussolini. I comandi alleati potrebbero pretenderle d’autorità, ma preferiscono proporne il trasferimento al Vaticano, riservandosi copia fotografica di ciò che li interessa. Quattro settimane dopo il vescovo risponde che presso il Collegio non c’è nulla. Il carteggio, custodito all’Archivio Apostolico Vaticano ed emerso solo di recente, è stato reso noto dal Corriere della Sera il 13 luglio 2026. Ne abbiamo parlato con Mario Caligiuri – presidente della Società Italiana di Intelligence e direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria – che a questi temi ha dedicato alcuni volumi collettanei.







