di Francesco Di Lieto* – Io so. Io so i nomi di chi da sempre sventra la sanità pubblica in Calabria per costruirsi luminose carriere sui bilanci devastati delle Asp, trattando la salute dei cittadini come un banchetto privato a cui abbeverarsi. Io so chi sono i signori della politica e della burocrazia che ieri brindavano nei salotti per la fine del commissariamento e che oggi, senza provare un minimo di vergogna, continuano a fare la ruota del pavone sulle macerie.
Cinquantuno minuti d’agonia e un’ambulanza senza medico
Non serve una sentenza per dimostrare quello che è sotto gli occhi di tutti: abbiamo le prove della realtà. Abbiamo le prove di quei cinquantuno minuti d’agonia in cui una ragazza di vent’anni è rimasta ad aspettare un’ambulanza giunta sul posto senza un solo medico a bordo — una semplice vettura di soccorso base con i soli soccorritori, svuotata di personale sanitario e del tutto incapace di prestare cure mediche avanzate o somministrare farmaci salvavita. Un involucro di lamiera vuoto, buono solo per trasportare la rassegnazione di una terra abbandonata. E di fronte a una simile tragedia, l’unica risposta dei burocrati di turno è stata arrampicarsi sugli specchi con la freddezza disumana delle “procedure congrue”.








