Magnitudo 4.7. La scossa più forte di sempre, sia nell'area epicentrale che in tutt al'area calderica dei Campi Flegrei. O almeno da quando esistono strumentazioni che registrano i terremoti. Il sisma registrato alle 19.46 sul bordo occidentale della Solfatara, a confine con via Pisciarelli, si inserisce comunque in un quadro già noto ai ricercatori e non modifica lo stato del vulcano. A chiarirlo è Lucia Pappalardo, direttrice dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che spiega le caratteristiche della sequenza sismica e l'attività di monitoraggio in corso (i dati sono aggiornati alle ore 22, ndr).
Direttrice Pappalardo, come si inquadra questa scossa di magnitudo 4.7? «Prima di tutto è la scossa più forte mai registrata da strumenti nell'area dei Campi Flegrei. L'accelerazione sismica nella zona epicentrale (cioè misura la rapidità con cui il suolo cambia velocità e si sposta durante un terremoto, ndr) è stata molto rilevante: fino all'80-90%. Anche questa la più alta mai registrata. Nonostante la profondità, 2.6 chilometri, fosse nel consueto range tipico dei terremoti dell'area flegrea, è stata avvertita in un'ampia zona. L'evento è avvenuto nell'area della Solfatara, dove finora si sono verificati moltissimi altri terremoti. Non rappresenta quindi un'anomalia. Si tratta dell'undicesima scossa superiore a magnitudo 4, e la causa è sempre il degassamento della caldera flegrea, la cui attività negli ultimi 20 anni è aumentata, come ben sappiamo, al punto da porre il livello di allerta sul Giallo. E sebbene l'attività sia cresciuta negli ultimi tre anni, non c'è nessuna variazione da far valutare un incremento del livello di allerta. In questo momento, sono collegata con l'Unità di crisi, che è stata immediatamente convocata, e dalle autorità preposte, con le informazioni scientifiche che abbiamo fornito, non c'è stata nessuna comunicazione di possibili cambiamenti».Quindi si resta in allerta Gialla? «Esatto». Dopo il terremoto avete disposto verifiche geochimiche straordinarie? «No, non servono verifiche straordinarie perché i rilievi geochimici vengono effettuati in continuo e non si registrano variazioni».Quindi, dal punto di vista geochimico, non sono emersi elementi nuovi? «No. Al momento osserviamo soltanto un incremento dell'attività sismica, che potrebbe proseguire ancora per un po' di tempo».È ragionevole attendersi altre scosse nelle prossime ore o nei prossimi giorni? «L'attività sismica è sempre presente. Dopo questo evento più forte, però, ne seguiranno sicuramente altri, forse non della stessa intensità, ma la sismicità resterà comunque elevata».Con l'evento mainshock di magnitudo 4.7 è iniziata, infatti, un'attività piuttosto intensa. Qual è il quadro aggiornato dello sciame sismico? «Finora sono stati riconosciuti poco meno di una ventina di eventi sismici con magnitudo superiore o uguale a 1, successivi al sisma principale: il più forte di magnitudo 2.6. Ma quelli registrati sono molti di più, la gran parte strumentali, cioè non percepiti dalla popolazione ma solo dal nostro sistema di sorveglianza».Nei giorni precedenti l'attività sismica era andata ad aumentare ed erano stati registrati diversi terremoti. Esiste un collegamento con la scossa di maggiore intensità? «Sì, come avviene normalmente. Nei giorni precedenti si era osservata una sismicità bassa ma in aumento. Questo significa che si era accumulato uno stato di stress che poi si è scaricato con l'evento di maggiore magnitudo».Dal punto di vista vulcanologico, dunque, il quadro resta invariato? «Esatto. Non è cambiato nulla».Qual è il messaggio che ritiene importante rivolgere ai cittadini, comprensibilmente preoccupati dopo una scossa di questa entità? «Lo stato del vulcano è sempre lo stesso. Finora abbiamo registrato una decina di eventi di magnitudo maggiore, questo è l'undicesimo tra i più forti, ma rientra nello stato del vulcano che già conosciamo. Monitoriamo i Campi Flegrei con la strumentazione più all'avanguardia e in tempo reale e non ci sono delle variazioni rispetto comunque a uno stato di disequilibrio che dura da oltre 20 anni, e che ormai anche i cittadini hanno imparato a conoscere».











