Passato, presente e futuro: tutto ruota intorno all’impatto ciclopico del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, uno straordinario motore «espansivo» che in questi anni ha permesso al Sud di superare il Nord in termini di crescita. Ma quando i fondi finiranno si rischia di assistere a un impietoso controsorpasso.

A lanciare l’allarme è la Svimez con le rituali previsioni estive per il triennio 2026-2028. I numeri parlano chiaro: ancora per quest’anno il Mezzogiorno crescerà più del resto del Paese con un +0,8% a fronte del +0,7% del Centro-Nord. La ragione è proprio nel rullo compressore di investimenti pubblici che, nell’arco di quest’anno, toccheranno quota 9,3 miliardi, tre in più rispetto al 2025. Il tempo, infatti, sta scadendo e dunque è stato necessario imprimere una accelerazione alla realizzazione delle opere con l’effetto di «ammassare» i capitali proprio nell’anno in corso. Inevitabile che la crescita schizzi in alto con una variazione della spesa in costruzioni che decolla al +6,2%. Tutto questo vale anche per il Settentrione, dove l’efficienza oltretutto non manca, in misura minore: è proprio lo stacco nei volumi a segnare la differenza della performance.

Inevitabile, a questo punto, porsi una domanda: cosa succederà quando i fondi finiranno? Di certo gli anni del Pnrr lasceranno una preziosa eredità materiale e immateriale al Mezzogiorno. Le infrastrutture, innanzitutto, sia economiche che sociali, ma anche un potenziamento della capacità delle pubbliche amministrazioni di mettere a terra gli investimenti e correre con la realizzazione delle opere. Evidente, come sottolinea il report, la differenza con il Superbonus: se quest’ultimo «ha generato un classico effetto keynesiano» con una spinta bruciante agli interventi residenziali, il Pnrr sta producendo «una legacy positiva e duratura». Strutturale. Il Piano, insomma, è stato un’utile «palestra» ma gli sforzi ora dovranno essere messi a valore - soprattutto con il mantenimento delle innovazioni amministrative e della capacità di spesa - perché il cambio di tendenza è dietro l’angolo. Le stime Svimez, basate sul modello Nmods, prevedono per il 2027 un rallentamento del Pil nazionale (+0,5%) con il Sud che vedrà dimezzarsi la propria espansione, crollata al +0,4%. «Il motivo principale - si legge - è appunto il progressivo décalage delle misure Pnrr che nel Mezzogiorno fa perdere slancio al processo di accumulazione. Anche se il reddito disponibile delle famiglie continuerà a crescere più dell’inflazione, il potere d’acquisto resterà frenato dalla debolezza delle retribuzioni unitarie e dalla lentezza del processo disinflattivo, più marcato nel Sud».