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Federico Fubini

Trump si è subito posto da baluardo contro i clandestini. Tutti gli indizi di un possibile coinvolgimenti degli Stati Uniti

In un’era geopolitica a propagazione immediata, ogni evento si trasforma in un test. A maggior ragione se l’attrito si registra lungo una fragile faglia del sistema: nel caso dei migranti di Ceuta, di fronte a Gibilterra, in uno dei pochi grandi stretti di mare ancora aperti senza condizioni e alla frontiera fra un Paese dell’Unione europea e uno africano a basso reddito che ha appena ricevuto 40 milioni di dollari dagli apparati militari e di sicurezza degli Stati Uniti.

Di certo è bastato poco perché ciascuno mostrasse i propri colori. Anche senza lo scontro fra Giorgia Meloni e il leader di Madrid Pedro Sánchez, l’Unione europea ha subito iniziato a dare nuovi segni di frammentazione. Di fronte a quella che la Spagna vive come un’invasione e un’azione di guerra ibrida, il presidente (tedesco) del partito popolare europeo Manfred Weber ha reagito attaccando il governo socialista di Madrid per le sue politiche migratorie. Anche la Francia ha rafforzato la frontiera dei Pirenei, pur offrendo aiuto alla Spagna tramite l’agenzia europea Frontex.