Mentre migliaia di migranti marocchini venivano scortati dall’esercito spagnolo di nuovo dentro ai confini del Marocco – secondo il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska quasi 25 mila persone sarebbero rientrate volontariamente già ieri, non avendo trovato neanche un posto per dormire né cibo nell’exclave di Ceuta – il presidente americano Donald Trump commentava in tempo reale le immagini mandate in onda in modo martellante su Fox News: “E’ terribile. Ricordatevi quelle immagini”, ha detto. “Saremo noi fra tre anni se vincerà la parte sbagliata”.Crisi improvvise, con immagini potentissime come quella di Ceuta, si prestano alla manipolazione dell’informazione, alla diffusione di fake news e disinformazione: in molti hanno interesse a farlo, per esempio la Russia e l’estrema destra populista europea, ma c’è un certo richiamo anche nelle file dei repubblicani Maga.Trump ha detto che, con i democratici al governo, gli americani “non vivrebbero una vita molto buona”, insistendo sull’originaria priorità della sua Amministrazione, che collega la gestione dell’immigrazione alla sicurezza interna e alla qualità della vita degli americani. Anche Stephen Miller, storico ideologo delle politiche migratorie restrittive di Trump, l’uomo del muro col Messico, ieri ha rilanciato sui social un video degli scontri al confine di Ceuta accusando i democratici di aver provocato una situazione simile negli Stati Uniti durante l’Amministrazione Biden. E anche lui ha detto che se ottenessero di nuovo la Casa Bianca, lo farebbero “su una scala enormemente maggiore”, permettendo che le case degli americani vengano “invase e sottratte”. E’ così che le immagini della frontiera spagnola a Ceuta si sono trasformate facilmente in un mezzo per riaffermare l’idea che i migranti siano una minaccia non solo amministrativa, ma esistenziale, e che solo una politica di controllo più aggressiva potrà evitare situazioni simili – una narrazione efficace in un momento in cui i sondaggi mostrano un indebolimento del consenso nei confronti di Trump, con l’indice di approvazione intorno al 38 per cento nella media delle rilevazioni e alcune indagini recenti che lo collocano anche nella fascia del 30 per cento, a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato.Ma c’è anche un altro motivo per cui i trumpiani hanno interesse a usare Ceuta politicamente, e riguarda il rapporto con la Spagna di Pedro Sánchez e con il Marocco del re Muhammad VI. Negli ultimi anni le relazioni fra Washington e Rabat si sono a dir poco intensificate: domenica scorsa Trump ha annunciato a sorpresa, sul suo social Truth, che il Marocco avrebbe intitolato a suo nome un tratto dell’autostrada Tiznit-Dakhla, ringraziando il re e dicendosi impaziente di percorrerla “un giorno” (una notizia mai confermata da Rabat, ma che secondo alcuni analisti potrebbe avere a che fare con i Mondiali di calcio del 2030, che il Marocco co-ospiterà con Spagna e Portogallo, e l’ambizione di ospitare la finale). Due giorni prima l’Agenzia per il commercio e lo sviluppo degli Stati Uniti aveva accettato di finanziare gli studi preliminari per un progetto di produzione di ammoniaca nel Sahara occidentale. Era stato proprio Trump nel 2020, durante il suo primo mandato, a fare degli Stati Uniti il primo paese occidentale a riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara occidentale – mai revocata da Biden – e sponsorizzando anche una risoluzione Onu a favore del piano di autonomia marocchino. Quella decisione sin dall’inizio era stata esplicitamente presa per agevolare l’ingresso del Marocco negli Accordi di Abramo, ma aveva anche contribuito a deteriorare i rapporti tra Washington e l’Algeria. Quando poi anche la Spagna aveva appoggiato i progetti di Rabat nel Sahara occidentale, la situazione diplomatica era perfino peggiorata, con Madrid costretta a uno sforzo diplomatico notevole per mantenere i rapporti con Marocco e Algeria.A complicare ulteriormente il quadro, c’è il dettaglio di un rapporto dell’aprile scorso della House Committee on Appropriations , la potente commissione Bilancio della Camera dei rappresentanti americana, che ha descritto Ceuta e Melilla come città “amministrate dalla Spagna” ma “situate in territorio marocchino” – una formulazione che riprende praticamente alla lettera la rivendicazione storica di Rabat sulle due exclavi spagnole. Il rapporto conteneva poi un passaggio critico nei confronti di Madrid, accusata di aver chiuso il proprio spazio aereo e le basi alleate alle operazioni americane contro l’Iran. Un messaggio diretto al governo Sánchez, con cui Trump ha un rapporto particolarmente teso. Il premier spagnolo è stato uno dei pochi in Europa a non accettare il 5 per cento del pil in spese militari chiesto dalla Nato, ha una posizione contraria alle sanzioni contro l’Iran e non ha concesso agli aerei americani le basi spagnole. Sánchez ha fatto della distanza da Washington un tratto identitario del suo governo, e per questo non stupisce il tono usato dalla Casa Bianca sulla vicenda di Ceuta: “Spagna e altri paesi che hanno abbracciato questa filosofia distruttiva dovrebbero cambiare rotta subito, o rischiano la propria scomparsa”, ha detto ieri la portavoce Anna Kelly.
La Casa Bianca salta sul caos in Spagna. C’entra il rapporto con Sánchez e quello col Marocco
Ceuta è l’immagine perfetta per la politica della paura. Trump la usa contro i democratici e i trumpiani Maga contro l’Europa. Ma è il Marocco al centro della partita geopolitica americana










