I carichi che hanno raggiunto l'Iran si sono mossi lungo canali in cui operano intermediari e alleati. È così, per esempio, che Teheran ha ottenuto il sistema satellitare della compagnia privata cinese BeiDou per sostituirlo al Gps americano. Una scelta non casuale, che ha anche risvolti anche militari. Appoggiarsi a tecnologie satellitari cinesi ha consentito all'Iran di minimizzare i rischi di spegnimento della rete da Washington e, soprattutto, di colpire con maggiore precisioni gli impianti petroliferi e le basi statunitensi nel Golfo con droni e missili. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche non sarebbero stati possibili senza il supporto tecnologico di alcune aziende private cinesi.Ma è proprio la natura dual use di queste tecnologie a consentire a Pechino di mantenere un margine di ambiguità: si tratta infatti di componenti destinati formalmente ad applicazioni civili, ma potenzialmente impiegabili anche in ambito militare. Non sorprende, quindi, che nei mesi scorsi, l'amministrazione Trump ha imposto sanzioni contro alcune società cinesi accusate di aver fornito immagini satellitari a Teheran. Ma, come afferma a TgCom24 Stefano Vernole, analista geopolitico e vicepresidente del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, "si tratta di aziende private e non di un'assistenza riconducibile direttamente allo Stato cinese". Il governo di Pechino, infatti, insiste nel distinguere tra il coinvolgimento diretto dello Stato e quello di imprese, intermediari e reti commerciali private. Una linea difensiva che, tuttavia, non cancella come componenti elettronici, precursori chimici, sistemi di navigazione satellitare e macchinari di origine cinese stiano sostenendo i programmi missilistici e dei droni di Teheran.