Alessandro Di Battista, l’ex deputato del M5s conosciuto per il suo attivismo anticasta, si presenterà alle prossime elezioni? Sebbene la sua decisione non sarà nota prima della fine dell’estate, gli schieramenti politici, soprattutto il campo largo, iniziano a prepararsi all’idea. In particolare, dopo il lungo intervento in cui il cofondatore del M5s Beppe Grillo, sul suo blog, ha accusato l’attuale classe dirigente del Movimento di essersi allontanata dalle ragioni che ne avevano accompagnato la nascita. «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse», ha scritto Grillo nel ricordare alcune battaglie della sua creatura: reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica.

Correre alle elezioni? Di Battista tentenna: lo spazio è poco e i temi chiave già coperti

Un affondo che non ha suscitato le preoccupazioni solo di Giuseppe Conte. Ma anche di Pd e Avs, che temono che il messaggio di Grillo sia un assist proprio a Di Battista. E, quindi, che la sua candidatura possa portare alla perdita di voti da sinistra e di chi abbandonerebbe il Movimento per l’ex deputato grillino. Ma anche produrre, come sta succedendo per Lega e FdI, «l’effetto Vannacci»: cioè spingere il Movimento a radicalizzarsi.