Inizio a scrivere questo pezzo il 25 luglio 2026, esattamente quarant’anni dopo che il mio fraterno amico, Marc Kelly Smith, portò in scena al Green Mill’s di Chicago il primo Poetry slam della storia, l’Uptown poetry slam. Chicago festeggia alla Newberry Library, con Marc e decine di altri poeti e poete che in questi anni sono stati protagonisti di un format che è stato un indiscutibile successo mondiale.

Sono 25 invece gli anni che sono passati da quando io, a Roma, alla Casa delle Letterature nel marzo del 2021, condussi il primo Poetry slam italiano. Oggi se fanno centinaia e centinaia ogni anno, più o meno ovunque. E sempre 25 sono da quando, al Museo del Cinema di Torino, ci fu il primo Slam internazionale mai realizzato al mondo. Da allora sono innumerevoli gli slam internazionali che si svolgono in ogni parte del globo. A inventarlo e condurlo fui sempre io.

Ovviamente ne sono felice e fiero, anche se qui da noi non si festeggia affatto, né si è pensato di farlo come si doveva nel 2021 in occasione del ventennale. Poco male, in realtà sono allergico ai festeggiamenti, anche se magari sarebbe stata l’occasione di una riflessione seria sulle condizioni di questo fenomeno così importante ormai per la poesia in tutto il mondo. D’altra parte, che lo Slam abbia vinto la sua battaglia di legittimazione e visibilità mediatica è talmente chiaro che non serve certo qualche celebrazione a sottolinearlo. Ho pensato, però, che in occasione di questi anniversari fosse il caso, almeno per quanto mi riguarda, di fare un bilancio, il punto della situazione.