Sognarsi cameriere. Già. Un sogno inusuale per chi è abituato a destreggiarsi tra conti e finanza come Vincenzo Imperatore. Ma metti che sei tifoso del Napoli e a cena ci sono Giorgio Ascarelli, Achille Lauro, Corrado Ferlaino e Aurelio De Laurentiis, i presidenti che hanno scandito i cento anni che la squadra azzurra compie quest’anno: e allora sì, servirli diventa un sogno. Un sogno che è diventato “Una Cena Lunga Cent’Anni”, il libro scritto da Vincenzo Imperatore per Garrincha Edizioni con deliziosa prefazione di Mimmo Carratelli. Il prologo strizza l’occhio all’universo eduardiano dei fantasmi interiori o alle tragicommedie dell’anima alla Salemme, la sostanza dell’opera riposa su un lavoro d’archivio straordinario. Una cena impossibile: due dei partecipanti, De Laurentiis e Ferlaino, sono nati dopo la morte del fondatore del Napoli per peritonite, ma che Enzo immagina con rigorosissima minuzia di particolari.

Sembra sentirlo, De Laurentiis, che col tipico incedere e col timbro un po’ rauco si prende la scena di fronte al silenzioso Ascarelli parlando di mise en place e di temperatura dell’acqua, o Ferlaino trafelato e sornione con Lauro, il suo dialetto, la sua presenza ingombrante. Ma il vero protagonista della cena, alla fine, è proprio il Napoli. Quello di Ascarelli, nato dall’intuizione e dalla passione; quello di Lauro, sospeso tra politica, potere e ambizione; quello di Ferlaino, diventato finalmente grande; e quello di De Laurentiis, che ha raccolto un’eredità trasformandola in cinema, spettacolo e impresa. Quattro uomini, quattro epoche, quattro modi diversi di intendere il potere e il calcio. Proprio qui sta uno dei meriti del libro: nel riuscire a trasformare la storia in una conversazione, senza mai smarrire la Storia. I quattro presidenti non sono semplicemente quattro personaggi convocati attorno a un tavolo: sono quattro modi diversi di intendere il Napoli, il potere, il denaro e persino il rapporto con la città.