ll ritorno della città-squadra, Napoli tutta azzurra per celebrare i cento anni del club di calcio. Non sono stati sempre felici ma certamente mai cento anni di solitudine perché in questo percorso cominciato ufficialmente nell'agosto 1926 il Napoli è stato accompagnato sempre e in maniera convinta dal suo popolo. Nella buona come nella cattiva sorte: nei nostri ricordi ci sono le feste per i quattro scudetti (peccato che nessuno degli allenatori che li hanno vinti sia stasera sul palco di piazza Plebiscito) e per le coppe ma anche il record di 50mila spettatori che ventidue anni fa si recarono al San Paolo per Napoli-Cittadella, prima partita di quel campionato di serie C al quale la squadra era stata condannata non da un giudice inflessibile ma da una pessima gestione.

La prima parte della festa ieri, con il corteo dei tifosi da piazza dei Martiri, dov'era la sede sociale ai tempi di Maradona, alla Rotonda Diaz. La seconda stasera, con la "processione azzurra" che partirà da piazza Carità numero 6, dov'era la sede dell'Associazione Calcio Napoli, e i rintocchi delle campane di cento chiese. In testa De Laurentiis, che nel 2004 raccolse le ceneri della società dopo il fallimento e l'ha ricostruita con una impronta manageriale e tecnica forte e vincente, considerando i risultati raggiunti. Si attraverserà via Santa Brigida, là dove c'era il "Bar Pippone" di proprietà di Paulo Pippone Innocenti, l'autore del primo gol della squadra in serie A il 26 ottobre del '26, e verrà sfiorata la Galleria Umberto I, dove i tifosi si radunavano la domenica pomeriggio per ascoltare alla radio la cronaca della partita. E poi l'esplosione di gioia al Plebiscito, dove si sono festeggiati tutti gli scudetti, con un abbraccio tra il presente e il passato, rappresentati da Allegri e dagli azzurri in arrivo dal ritiro abruzzese e dai grandi ex delle Napoli Legends. Tutto nel segno di una passione che unisce i napoletani e che ha aperto una nuova finestra del cosiddetto turismo sportivo, con un'invasione in questo week-end. L'evento del centenario ha dato ulteriore impulso al marketing del club come all'economia del vicolo e ha aperto le porte della città a stranieri che vogliono godersi lo spettacolo perché il calcio, con una partita o con una festa, offre qui sempre emozioni uniche. Chi arriva da lontano osserva con occhi sognanti, come la giornalista argentina Micaela Garay che è venuta sulle tracce di Diego eterno per proporre un convegno su di lui alla Federico II. In questi due giorni di celebrazione del Napoli, che in ottobre riceverà il Collare d'oro del Coni per i cento anni, la città-squadra si mostra in tutta la sua bellezza e la sua potenza. Questa unione trasmette infatti straordinarie energie. Napoli ha accompagnato il Napoli verso le vette più alte. La città e la squadra, al di là dell'azzurro, hanno un elemento in comune: la resilienza, la capacità di andare oltre gli ostacoli del quotidiano e di portare a termine progetti. Napoli e il Napoli hanno vissuto periodi durissimi ma non hanno mai perso la fiducia nelle loro capacità. E hanno vinto. L'assegnazione dell'America's Cup è come la conquista di una Champions League, che di cuore auguriamo a De Laurentiis e ai suoi calciatori. Il genio è prezioso, può fare la differenza ma non c'è sempre il sinistro di Maradona per vincere.La vera qualità, per una città come per una squadra, è nella pianificazione del lavoro, nelle scelte corrette e nello spirito che deve accomunare chi scende in campo con la stessa maglia. Quando il 2 agosto 2004, il giorno dopo il suo settantottesimo compleanno, il Calcio Napoli venne dichiarato fallito nessuno in città pensò che fosse finita e che i cancelli del San Paolo non si sarebbero più riaperti. Arrivò De Laurentiis, si riaccese la luce e partì la scalata che portò in tre anni la squadra in serie A, in sette in Champions League e in diciannove allo scudetto. Fondamentale il contributo della città. Tra una parte della tifoseria e il presidente il dialogo non è stato sempre facile ma poi il progetto è stato compreso e si è rafforzato lo spirito identitario che fa di Napoli e del Napoli qualcosa di diversamente splendido nel mondo calcistico, arrivato ormai allo sfascio, come si può constatare anche dalla rottura tra la Fifa e la Uefa sui Mondiali.La città in amore festeggia la squadra e sé stessa. Lo merita, per la fiamma della passione tenuta sempre accesa in questi cento anni, con un pensiero costante a Maradona. Fu lui, il napoletano più napoletano di tutti, a capire che il 10 maggio 1987 fu vinto lo scudetto per una città e non soltanto per una squadra perché da quel titolo atteso sessantun anni sarebbe partito il riscatto di un popolo che era stato spesso tenuto ai margini, attaccato dal Nord perfino se venivano acquistati importanti calciatori. Ricordate cosa dissero mezzo secolo fa dopo l'ingaggio di Savoldi per 2 miliardi di lire? Comprano un centravanti e hanno montagne di monnezza nelle strade. Deprimenti luoghi comuni. Nel calcio tutto ciò è stato spazzato via a suon di gol e di vittorie, con progetti societari e tecnici che hanno consentito, negli anni Ottanta con Ferlaino e in questa epoca con De Laurentiis, di raggiungere la cima. Sulla quale Napoli vuole restare. C'è attesa per quanto potrà fare Allegri con una squadra che lamenta defezioni importanti in difesa e ha urgenza di intervenire sul mercato affinché si possano realizzare i progetti del nuovo allenatore, a cominciare da quello di essere in corsa su tre fronti (campionato, Champions e Coppa Italia) in primavera. Lo sguardo va oltre il campo, si allarga alle questioni dello stadio e del centro sportivo, fondamentali per la crescita del club, e del settore giovanile, che può dare nuove risorse al Napoli. Un ragazzo del Pallonetto di Santa Lucia, che giocava da bambino a piazza Plebiscito e ha poi indossato le maglie di Juve e Milan, è tornato dall'America per allenare la squadra Primavera: si chiama Antonio Nocerino e vuole aiutare i ragazzi di Napoli a realizzare un sogno. Auguri, Napoli. Con te vogliamo essere felici per cient'anne ancora.