Si era avvicinato per la prima volta al Napoli nel 1999, poche settimane dopo la fine di un campionato deludente, con il mancato ritorno degli azzurri in serie A. Convinto da Roberto Fiore, ex presidente della squadra di Altafini e Sivori a metà degli anni Sessanta, Aurelio De Laurentiis aveva fatto una pubblica offerta da 100 miliardi di lire a Corrado Ferlaino per acquistare il club. Trattativa mai aperta. Cinque anni dopo, esattamente a inizio agosto del 2004, il produttore cinematografico tornò a pensare al Napoli, di cui era stata decretata la morte dalla Settima sezione Fallimentare del tribunale. Studiò la strategia con l'avvocato Geppy Cipriani Marinelli (presso il suo studio, in una traversa di piazza Bovio, vi è ancora la sede legale del club), che si recò a Castel Capuano mettendo sul tavolo assegni circolari da 28 milioni per rilevare il titolo: spiazzata la concorrenza, folta ma economicamente debole.

De Laurentiis fissò chiari obiettivi, dalla serie A al ritorno in Europa. Li ha mantenuti tutti, aggiungendo due scudetti vinti in tre campionati. «Siamo riusciti ad avere un Napoli mai così vincente, con una presenza fissa in Europa per sedici stagioni. Il mio augurio? Cent'anni ancora sul tetto del mondo», si inorgoglisce nell'intervista realizzata dal giornalista della Rai Fabrizio Cappella che andrà in onda oggi nello "Speciale Napoli 100" (ore 12.20, Raitre) realizzato dalla Tg3 Campania. Stasera il presidente salirà sul palco in piazza con il manager che lo accompagna dall'inizio di questa avventura, Andrea Chiavelli, e con Corrado Ferlaino, il patron dei primi due scudetti e della Coppa Uefa, l'uomo che fece di un sogno realtà: l'acquisto di Maradona nel 1984 dopo 55 giorni di trattative condotte dal direttore generale Juliano, il capitano gentiluomo, uno dei grandi simboli della centenaria storia azzurra. «Maradona è stato grande, irripetibile, unico nella storia non del Napoli ma del calcio mondiale», ricorda De Laurentiis. Poi è stato doveroso ricominciare, anzi ricostruire. Sono trascorsi 33 anni dal secondo al terzo scudetto e a quella esplosione di felicità ripetuta dopo 24 mesi, con il successo firmato da Conte. In piazza Plebiscito oggi si festeggia non un successo ma una leggenda: è molto di più. «Napoli calcio si confonde con Napoli città, una città molto particolare divisa tra paradiso e inferno, dunque in un purgatorio continuo che abbiamo toccato solo ai tempi della serie C. Per noi è stato poi sempre un Paradiso». Questo legame tra la squadra e la città è stato evidenziato anche dal cardinale Battaglia nel giorno della presentazione della maglia del centenario sulla nave Msc World Europa. Dato che qui il calcio è una religione, alle ore 19.26 di stasera suoneranno le campane di cento chiese. Nelle mense dei poveri delle parrocchie sono arrivati i doni del club azzurro: un pensiero per quegli invisibili che non hanno niente ma non hanno perso la speranza.Al Plebiscito si sarà stasera Allegri, un altro big della panchina ingaggiato da De Laurentiis dopo Benitez, Ancelotti, Spalletti e Conte. «Sei scudetti e due finali di Champions League», il presidente ricorda il curriculum di Max. Già, la Champions, «quella che ci manca e chissà se Allegri ce la porterà», un sorriso che svela le ambizioni di un uomo che porta avanti il progetto Napoli dopo aver rifiutato più offerte per cedere la società. De Laurentiis si riconosce un errore in questi anni dovuto alla passione: «Mi sono talvolta lasciato trascinare dal cuore più che dalla responsabilità imprenditoriale».