507.782.828,10 euro: a tanto ammonta il contributo straordinario contro il caro bollette (articolo 37 del decreto-legge n. 21 del 2022) dovuto per il 2022 da Eni Global Energy Markets, società del gruppo Eni con tre stabili organizzazioni estere. Davanti ai giudici tributari di Roma la società ha chiesto la restituzione dell’acconto di 203.113.131,24 euro: il prelievo avrebbe eroso l’intero patrimonio netto, con un carico fiscale – così il rimettente – del 142 per cento. Una «morte economica», la lesione di quel «minimo vitale» che è categoria nata per le persone fisiche e qui invocata da una società di capitali.
Con la sentenza n. 135, depositata il 21 luglio, la Corte costituzionale ha detto no per la terza volta. La n. 111 del 2024 aveva espunto dalla base imponibile le accise, la n. 180 del 2025 aveva respinto le altre censure. La terza dichiara infondata anche l’unica questione nuova, sulle stabili organizzazioni estere: la Corte riconosce che «non erra il rimettente nel denunciare un’asimmetria» – entrano ricavi senza i costi corrispondenti – poi la declassa a «un mero inconveniente di fatto», comunque «conseguente alla scelta organizzativa dell’operatore economico».
Il dispositivo, però, è la parte meno interessante. Il contributo doveva colpire gli extraprofitti, ma non quantifica i profitti: misura i saldi IVA delle liquidazioni periodiche, un «differenziale di differenziali». Il legislatore aveva fretta e si è risolto a «mutuare le regole applicative del contributo da un’imposta indiretta come l’IVA», che non intercetta la ricchezza con la sicurezza dell’imposizione sul reddito. Poi, citando se stessa, la Corte ribadisce che, «in un tempo ordinario», gli elementi strutturali del prelievo non potrebbero «superare il test della connessione razionale e della proporzionalità» e che «la straordinarietà del momento e la temporaneità della imposizione non possono essere ritenute un passe partout per l’introduzione di qualsiasi forma di imposizione fiscale». Un’imposta – così la classifica la Corte, benché la legge la chiami «contributo» – che la Costituzione tollera finché dura l’emergenza.












