Quella che era nata come la mossa del governo per tassare i "super-guadagni" delle compagnie e aiutare le famiglie a pagare le bollette, oggi rischia di trasformarsi in un gigantesco boomerang per le casse dello Stato. La tormentata storia della tassa straordinaria sugli extraprofitti delle aziende energetiche si arricchisce di un nuovo, clamoroso capitolo.Il caso è finito sul tavolo della Corte Costituzionale. A sollecitare i giudici è stata la Corte di giustizia tributaria di Roma, accogliendo i dubbi sollevati da Eni Global Markets. Non si tratta di una critica ai fini sociali della legge, ma di come sono stati fatti i conti. E se la Consulta dovesse bocciare la norma, per il governo si aprirebbe il peggiore degli scenari: restituire i miliardi già incassati, con effetti devastanti sui conti pubblici.Cosa sono davvero gli "extraprofitti"?Per capire il corto circuito bisogna fare un passo indietro e guardare a come lo Stato ha deciso di calcolare questa tassa, un prelievo del 25% sugli incrementi superiori a 5 milioni di euro. Secondo i legali di Eni, il meccanismo scelto dal governo nel 2022 è profondamente distorto. Lo Stato, in pratica, ha calcolato la tassa basandosi sui flussi Iva (la differenza tra le operazioni attive e passive). Il problema? In questo modo si va a colpire il fatturato lordo e non i guadagni reali. A causa dell'impennata dei costi delle materie prime, un'azienda potrebbe aver registrato un fatturato altissimo ma, stringi stringi, aver sostenuto spese enormi, azzerando i veri guadagni. Eppure, con questo sistema, si ritrova a pagare la tassa su un "extraprofitto" che nei fatti non esiste. Eni contesta anche il fatto che nel calcolo siano state inserite somme legate alle sue sedi all'estero, che nulla hanno a che fare con il caro-bollette italiano.La difesa dello Stato: "Era un'emergenza, i giganti paghino"Dall'altra parte della barricata, l'Avvocatura dello Stato difende a spada tratta la legittimità del prelievo. Secondo i legali del governo, in un momento di crisi nera per il Paese, la tassa era un atto di solidarietà sacrosanto (previsto dall'articolo 2 della Costituzione) per aiutare i cittadini travolti dai rincari. Per lo Stato, usare i saldi Iva era l'unico modo per essere rapidi e incassare subito i fondi necessari all'emergenza. Inoltre, per l'Avvocatura, la distinzione tra la casa madre italiana e le sedi estere non regge: dal punto di vista giuridico sono lo stesso soggetto, e ridurrei la tassa solo a Eni creerebbe una disparità ingiusta verso le aziende più piccole che operano solo in Italia.Cosa succede adesso?La palla passa ora ai giudici della Consulta. La decisione è tecnica, ma l'impatto politico ed economico è gigantesco. Se la Corte Costituzionale riterrà il metodo di calcolo illegittimo, il castello della tassa sugli extraprofitti potrebbe crollare. A quel punto, il governo si troverebbe a dover rimborsare i colossi dell'energia, pesando di nuovo sulle tasche dei contribuenti.