BELLUNO - Ieri in via dell'Artigianato a Belluno, non è stata inaugurata soltanto una nuova sede aziendale, ma è stato aperto un cantiere di idee, un foglio bianco sul quale tre giovani imprenditori vogliono scrivere una storia di innovazione capace di partire dal territorio per guardare ai fondali di tutto il mondo. Si chiama Dolobot la giovane impresa fondata da Luca Anselmi, di Ponte nelle Alpi, Pietro Fedon, di Pieve di Cadore e Matteo Cestari, trevigiano ma di origini feltrine. Un nome che richiama volutamente le Dolomiti, simbolo di radici solide e di un'innovazione che, anziché nascere lontano, prende forma proprio nel bellunese.
La storia L'azienda, nata ufficialmente nell'ottobre 2024, sviluppa internamente ogni componente dei propri robot sottomarini: dal design al software, fino all'architettura elettronica. Una filiera completamente proprietaria che permette di progettare mezzi destinati a operare in qualsiasi ambiente acquatico. La nuova sede, oltre 200 metri quadrati ancora in fase di allestimento, rappresenta molto più di un semplice trasferimento. «È un nuovo step mentale e strategico» spiegano i fondatori, che vedono in questo spazio il punto di partenza per una crescita industriale. Durante l'inaugurazione è stato Luca Anselmi a delineare il quadro nel quale si inserisce Dolobot: «Non tutti sanno che non solo l'energia, ma anche il 98% del traffico internet mondiale passa sott'acqua. Esiste un paradosso: infrastrutture fondamentali per il funzionamento del pianeta vengono ancora monitorate con strumenti limitati. Se nel settore aereo il drone è ormai una commodity, nella robotica subacquea siamo ancora davanti a tecnologie riservate a pochi grandi gruppi. Oggi, invece, c'è bisogno di industrializzare questo settore».Nicchia di mercato Un mercato nel quale Dolobot vuole inserirsi con una filosofia ben precisa: «Non ci definiamo una startup. Siamo una giovane azienda costruita con il capitale dei soci e con la fiducia dei primi clienti. Da settembre ci apriremo anche a nuovi investitori. Oggi siamo tre soci e un dipendente, ma il vero equipaggio è formato da una ventina di collaboratori e fornitori che lavorano con noi». I robot in sviluppo coprono esigenze differenti, dalla superficie ai fondali. Tra i prototipi spicca Geco, un robot cingolato per l'ispezione di condotte sommerse capace di operare oltre i 500 metri di profondità e dal valore di circa 50mila euro. «Nel Nordest -spiegano- moltissime infrastrutture idroelettriche richiedono manutenzioni che comportano l'abbassamento dei livelli dei laghi, lo svuotamento delle condotte e giorni di fermo impianto. Operazioni che costano decine di migliaia di euro. Il nostro obiettivo è intervenire mantenendo l'acqua nelle infrastrutture, riducendo tempi e costi per i gestori».Accanto a questo progetto, Dolobot ha presentato anche un nuovo robot operativo del valore superiore ai 100mila euro, pensato per la supervisione ravvicinata di oleodotti e gasdotti. «L'intervento umano in mare esiste già, ma questo robot rappresenta un nuovo riferimento nella sua categoria. È più compatto rispetto ai concorrenti, senza rinunciare alle prestazioni». Colpiscono soprattutto i tempi di sviluppo, che i giovani imprenditori sottolineano favoriti grazie al territorio: «Il 15 maggio questo robot non era nemmeno un disegno. Due giorni fa era già in acqua perfettamente funzionante. È stato possibile grazie alla rete di imprese del territorio e alla disponibilità di tante persone che è stata genuina e generosa. Abbiamo perfino potuto testarlo nella piscina comunale di Belluno».Nuovi prodotti Ma lo sguardo Dolobot non si ferma ai prodotti già in fase di sviluppo. L'azienda investe anche nella ricerca, grazie a una collaborazione con l'Università di Verona per la realizzazione di un veicolo autonomo di superficie dedicato al monitoraggio ambientale e dei fondali. Un progetto da circa 30mila euro, nato nei laboratori universitari e ora accompagnato verso una concreta applicazione industriale. L'azienda guarda anche alla crescita del proprio organico. Il primo dipendente è Ruben Malacarne, originario della Valbelluna, diplomato all'Itis di Feltre in elettronica e laureato all'Università di Trento con un percorso tra elettronica, informatica, robotica e intelligenza artificiale. «Vorremmo aprire le porte anche a studenti e stagisti del territorio -conclude Fedon- Il know how può rimanere nel bellunese e invitiamo chi ha studiato informatica, elettronica o robotica a venirci a trovare».






