Ingegnerizzare geneticamente le piante per produrre le molecole utili per farmaci e dermocosmesi.

Succede a Udine, tra gli impianti industriali del Friuli e i laboratori dell’università, dove la biotech company Transactiva punta a sciogliere e rimodellare uno dei nodi più difficili della medicina moderna: facilitare l’accesso alle terapie biologiche grazie all’agricoltura molecolare (plant molecular farming), trasformando le piante in biofabbriche viventi capaci di produrre proteine complesse, umane o modificate, ad alto valore aggiunto e costi più bassi.

Un obiettivo umanistico, oltre che scientifico, coltivato dal fondatore, presidente e direttore scientifico Bruno Bembi, pediatra e genetista clinico che per anni ha diretto il centro per le malattie rare del Friuli Venezia Giulia.

La sua esperienza con i piccoli pazienti affetti da difetti degli enzimi lisosomiali, malattie croniche, spesso degenerative, che richiedevano terapie sostitutive enzimatiche costose e continuative, lo ha convinto che la tecnologia tradizionale dei grandi bioreattori non sarebbe stata sufficiente a garantire un accesso equo alle cure.

«Ho visto pazienti i cui destini dipendevano non solo dalla scienza, ma anche dalla disponibilità economica dei farmaci», racconta Bembi. {mfimage} Il germe di riso come piattaforma Fondata nel 2001, Transactiva in pochi anni ha saputo posizionarsi come punto di riferimento italiano nelle molecole green muovendosi su un doppio binario: da un lato la spinta a risolvere problemi clinici concreti, con una prospettiva pragmatica, dall’altro la necessità di trovare mercati sostenibili dove industrializzare l’innovazione.