Avorio, nocciola, cipria. Le pareti dell’allestimento della mostra Giorgio Morandi. Solo, al Museum of Art Pudong di Shanghai fino al 28 ottobre, rispondono alla tavolozza sobria e chiara del pittore bolognese (1890-1964). Ammirando le 140 opere esposte nella più grande esibizione internazionale mai dedicatagli si capisce perché pure ai cinesi piaccia tanto la sua arte. I colori tenui, delicati e polverosi i questo italiano da esportazione richiamano i toni sfumati della pittura tradizionale cinese a inchiostro. Le nature morte di Morandi, tra bottiglie, vasi, scatole e conchiglie, esprimono una statica estatica dall’estetica vicina al senso contemplativo dell’arte orientale. Quest’ultima inoltre, specializzata nell’incisione e nel segno grafico, trova un riscontro diretto nelle raffinate acqueforti in mostra.
L’opera di Morandi è molto studiata in Cina dove risulta popolare tra il pubblico e conta su un collezionismo radicato. La retrospettiva nasce dalla collaborazione tra il Comune di Bologna, il Museo d’arte moderna di Bologna, che comprende il Museo Morandi, e l’Istituto di Cultura di Shanghai. I curatori, Lorenzo Balbi e Francesco D’Arelli, hanno avuto carta bianca per creare un progetto straordinario con tele mai viste e capolavori raramente concessi in prestito, come l’Autoritratto degli Uffizi, la celebre natura morta di matrice cubofuturista della collezione Giovanardi, un dipinto metafisico e una selezione eccezionale di incisioni. Per la prima volta ha lasciato Bologna anche il torchio originale utilizzato da Morandi, accompagnato dalle matrici in rame e zinco e dalle relative stampe, offrendo al pubblico la possibilità di entrare nel laboratorio creativo dell’artista. E così i cinesi accorrono, si mettono in fila, ammirano, studiano, soprattutto fotografano. Giovani, giovanissimi, famiglie. Morandi a Shanghai è trendy. E ad essere sinceri non ci sono tante mostre di questo livello a contendergli il primato. L’arte italiana ha delle praterie da esplorare da queste parti. Questa mostra è anche una grande operazione di diplomazia culturale. Portare Morandi in Cina non significa solo esportare un grande maestro italiano, ma condividere un modo di guardare il mondo. Pacifico, innanzitutto. Le sue nature morte esprimono un senso di pace. Una forza tranquilla basata sulla ripetizione, sul gesto misurato e sulla pazienza. Per decenni l’artista bolognese ha dipinto gli stessi oggetti, mischiandoli, spostandoli di poco e ritraendoli sotto luci diverse per avvicinarsi a una verità sempre provvisoria e personale. Il pittore del secolo, come lo definì Roberto Longhi, condusse di fatto una profonda meditazione sui limiti della conoscenza, dando vita alle nature morte in una forma di orazione laica poetica e antiretorica. La ripetizione delle bottiglie come ossessione lirica. Il silenzio e la sobrietà come antidoto alla superficialità e alla violenza. La pace, appunto. Una disciplina e una concentrazione che parlano ai cinesi e che si trasmettono anche attraverso colori neutri e chiari. Bianchi gessosi, avorio e grigi tenui per dare luce e silenzio alle opere. Marroni caldi, ocra, terracotta e seppia per sfondi e tavoli. Verde oliva, ottanio e violetto per definire i volumi degli oggetti. Una palette Morandi che ispira i cinesi ed è destinata a fare il giro dell’Asia, a cominciare dalla prossima tappa della mostra a Seul in Corea del Sud.







