L’estate di una volta, quella dei 26 gradi in media, esiste ancora. Basta andarla a cercare in alto, su montagne sempre più secche e a quote difficili da immaginare fino a un decennio fa. Le Alpi boccheggiano anche ai 2035 metri del Sestriere, provincia di Torino, il comune più alto d’Italia. Chi sale dalla metropoli durante la quarta ondata di calore trova quassù una temperatura anomala. E il paesaggio riflette la sensazione: sulle montagne olimpiche non c’è traccia di neve e i pascoli sono secchi.

Un cartello avvisa gli automobilisti che salgono al colle di una delle capitali dello sci: «Non gettare sigarette, pericolo di incendio». È un inedito: una volta non c’erano roghi sull’arco alpino. La situazione si scioglie davanti ai nostri occhi. Sestriere diventa un simbolo. Non c’è una soluzione a portata di mano, «ma il meteo ci offre delle opportunità, dobbiamo approfittarne – spiega il sindaco Gianni Poncet -. Il nostro turismo estivo è legato soprattutto alle seconde case, famiglie che nel fine settimana salgono al colle alla ricerca di refrigerio». Ma occorre spingersi sempre più su. C’è chi le ricorda bene le nevi naturali, anche quelle estive. «Adesso la preparazione degli sciatori viene fatta nei palazzetti, o ski dome come li chiamano. Altro che ghiacciai (l’ultimo ha chiuso ieri sul Cervino, ndr) - sospira Paolo De Chiesa, uno dei protagonisti della valanga azzurra dello sci negli anni Settanta e oggi commentatore tv -. È anche una rivoluzione tecnica: oggi si produce neve artificiale a temperature sopra lo zero, mentre una volta si doveva scendere a meno 7 gradi».