Nel maggio del 2021, quando Pedro Sanchez accoglie il leader del Polisario Brahim Ghali come un capo di Stato, il Marocco scatena la rappresaglia: diecimila migranti all’assalto di Ceuta. Il 20 luglio 2026 il premier spagnolo è accolto in pompa magna in Algeria. Ne arrivano 60 mila. Le crisi cicliche nell’exclave spagnola sono ritmate da questi eventi. E cioè dalla rivalità tra Rabat e Algeri che coinvolge Madrid, soprattutto per la questione del Sahara occidentale, un tempo colonia spagnola, sgomberata in fretta e furia dopo la morte del dittatore Francisco Franco e poi occupata da re Hassan II con la “Marcia Verde” nel novembre 1975. L’Algeria, e l’allora blocco socialista, foraggiò e addestrò i guerriglieri sahrawi del Polisario che reclamavano l’indipendenza kalashnikov in mano. Sono finiti in tristi campi profughi nella provincia algerina di Tendouf, al confine con la loro terra: tende logore e sfilacciate, accampamenti battuti da tempeste di sabbia, battezzati con i nomi delle città costiere che possono soltanto sognare da lontano, da oltre cinquant’anni, bambini tutti con la cataratta, per via della polvere del deserto che devasta gli occhi.

Ogni volta che la Spagna si avvicina all’Algeria, e al Polisario, la crisi migratoria esplode. È come una valvola che il re marocchino, Mohammed VI, o Six alla francese, discendente della famiglia del Profeta, può aprire e chiudere a piacimento. L’onda questa volta è stata impetuosa come non mai, e non si può legare a un singolo evento specifico. Di certo tra Madrid e Rabat il clima è diventato sempre più rovente negli ultimi quattro anni. Il governo Sanchez si è avvicinato ancor più ad Algeri per le forniture alternative di gas, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Poi è diventato uno dei più duri critici di Israele per la guerra a Gaza, fino al riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina, mentre il Marocco, entrato negli Accordi di Abramo assieme agli Emirati nel 2019, ha tenuto posizioni moderate, a dir poco. Infine, Sanchez si è opposto alla guerra di Benjamin Netanyahu e Donald Trump contro l’Iran. Un’opposizione fattiva, con il no all’uso delle basi americane sul territorio spagnolo. Il che ha creato non pochi problemi logistici al Pentagono, costretto ad affidarsi alla Gran Bretagna, più lontana dal fronte, per gli scali di rifornimento, e impossibilitato a far partire dalla Spagna i suoi bombardieri strategici. Una scelta che ha finito per saldare l’irritazione tradizionale marocchina a quella americana. Trump ha minacciato più volte Sanchez. Con dazi, sanzioni, lo stop a ogni scambio commerciale, addirittura l’espulsione della Nato. Il Sanchez che regolarizza mezzo milione di immigrati in un colpo solo è un bersaglio perfetto per le destre sovraniste. Attaccarlo su questo è la cifra che permette di arruolare anche il mondo Maga, di per sé contrario alle avventure militari in Medio Oriente ma pronto ad accendersi con un falò sui migranti. Ceuta è un collante perfetto. Un’occasione imperdibile. Il passaggio da questo dato di fatto all’ipotesi che sia stata innescata apposta è un corridoio minato dai complottismi, certo. Oltre ai sospetti, però, ci sono elementi di cronaca, come quelli raccolti dal New York Times: testimonianze, con nome e cognome - per esempio “Youssef Alaoui, 26 anni” - di ragazzi che hanno confermato di essere stati incoraggiati dalle “autorità”, la polizia, le forze di sicurezza marocchine, a passare il confine, «andate, andate».