Il bilancio. 01 agosto 2026 alle 00:16

Madrid.

La spiaggia del Tarajal, dove nelle ultime 48 ore si è consumato il più grande assalto migratorio mai registrato alle frontiere europee, è avvolta da una calma apparente dopo il caos, rotta dalle grida di aiuto di migranti che continuano ad arrivare a nuoto. Ma che trovano oggi la strada sbarrata dalle divise. Il bilancio delle vittime è drammatico: almeno 57 persone sono annegate nel tentativo di raggiungere a nuoto l'enclave. Il presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, ha parlato di circa 60.000 migranti giunti via mare o via terra: «Una pressione assolutamente impossibile da gestire» per una città di appena 85.000 abitanti, ha detto, denunciando la risposta di Madrid «tardiva e insufficiente». E ha accusato inoltre le autorità marocchine di destabilizzare Ceuta. Secondo il ministero dell'Interno oltre 48.300 dei circa 50.000 migranti arrivati in massa hanno già fatto rientro in Marocco, grazie ai rimpatri spontanei.

L’emergenza

La fuga all'indietro è alimentata dalla mancanza di assistenza ma anche dagli echi di scontri tra le forze di polizia e gruppi di magrebini e di decine di arresti. «Sono entrato pensando di poter ottenere asilo in Spagna e di poter portare col tempo mia moglie e i miei figli. Ma qui è tutto chiuso, non possiamo mangiare, non sappiamo dove dormire, preferisco tornare indietro prima di morire di fame», racconta Abdel Atif, giovane marocchino all'emittente Cadena Ser. Nelle ore più drammatiche, la gendarmeria sul lato marocchino dell'enclave è intervenuta con idranti e lacrimogeni per disperdere le persone ammassate sulle colline mentre la Guardia Civil e l'esercito spagnolo hanno blindato gli accessi all'enclave.