Siamo destinati ad arrenderci all’Overtourism, alle maree umane che sommergono le solite destinazioni o c’è una via d’uscita? L’Unesco ha inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità il circuito dei Teatri condominiali del ’600-’700 del centro Italia. Un altro segnale della enorme potenzialità delle località cosiddette minori nella gestione dei flussi turistici. I primi dati 2026 sono molto incoraggianti. Demoskopika prevede a fine anno un +5,3% di presenze nei borghi rispetto al 2025 con 79,9 milioni di presenze.

Ma occorrono ancora scelte forti e convinte da parte di chi ha in mano le sorti del turismo italiano soprattutto nell’offerta sui grandi mercati internazionali attirando un nuovo pubblico verso mete diverse. Il turismo può e deve crescere in Italia ma senza soffocare ancora mete già sature. L’Italia è un immenso museo diffuso su tutto il territorio nazionale, come ci ha insegnato con i suoi scritti un maestro come Cesare Brandi. L’Overtourism però continua ad affollare le solite località: il triangolo Roma-Firenze-Venezia, i luoghi iconici come le Tre Cime del Lavaredo (abbiamo visto le file), o Capri, o le Cinque Terre, o Positano.

Secondo The Data Appeal Company, società italiana di data science e intelligenza artificiale specializzata in travel intelligence, il 70% del turismo con motivazioni culturali si concentra appena sull’1% del territorio: cioè sulle mete italiane più famose nel mondo. Immensi numeri su una minima frazione delle potenzialità culturali nazionali. Come dimostra il successo delle visite speciali del Fai-Fondo Ambiente Italiano e delle stesse Dimore Storiche, i magnifici tesori culturali distribuiti nella Penisola rappresentano una ricchezza immensa ancora poco valorizzata. Va messa in risalto sui mercati turistici globali, facendo scoprire un’Italia preziosa, meno caotica ma poco raggiunta dai tour operator. Scelte e indirizzi di chi governa il turismo possono cambiare molto. Anzi, tutto.