Si sta muovendo qualcosa nel dibattito politico irlandese sulla questione della riunificazione, solitamente sonnacchioso. Si intende la riunificazione tra la repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, che è parte del Regno Unito: ossia l’unificazione dell’intera isola in un solo stato, com’era stato fino al 1922.
A parole, tutti i principali partiti irlandesi sono favorevoli alla riunificazione, perché è un tema fondante della repubblica e, almeno in quanto ideale teorico, ha un sostegno trasversale tra la popolazione. Propugnarla è un po’ un atto dovuto, ma i partiti lo fanno con sfumature diverse. Ultima premessa: anche se la riunificazione non è mai stata una vera priorità per partiti ed elettori, gli sviluppi politici e sociali degli ultimi anni l’hanno resa uno scenario più plausibile e meno remoto nel futuro.
Il 7 luglio Sinn Féin è riuscito a far votare alla Camera una proposta di legge sulla riunificazione e, anche se alla fine non è stata approvata, è stata un’operazione politica scaltra. Sinn Féin è il più forte partito dell’opposizione: nazionalista e di sinistra, nel 2020 era stato per la prima volta il più votato alle elezioni (senza ottenere la maggioranza per governare) ma da allora è in crisi. La proposta di legge avrebbe dato al governo 18 mesi di tempo per pubblicare un documento preparatorio su come gestire la riunificazione, da sottoporre poi a un’assemblea di cittadini.






