La Corte Permanente di Arbitrato ha respinto le eccezioni russe e accertato all'unanimità cinque violazioni della Convenzione sul diritto del mare. Nessun riconoscimento della sovranità di Mosca su Crimea e Mar d'Azov
Il tribunale arbitrale dell’Aia ha chiuso la causa tra Ucraina e Russia sui diritti nel Mar Nero, nel Mar d’Azov e nello Stretto di Kerch. Su questa vicenda, circola la narrazione che il tutto si sia concluso con una vittoria totale della Russia, sostenendo che la Corte abbia riconosciuto la sovranità di Mosca sulla Crimea e sul Mar d’Azov, blindando dunque lo Stretto di Kerch come «mare interno della Russia» dichiarando del tutto legittimo il Ponte di Crimea. La realtà dei fatti è ben diversa. Di fatto, la sentenza dell’Aia ha dei pro e contro per entrambe le nazioni, mentre ha condannato all’unanimità la Russia per la violazione di cinque articoli della Convenzione sul diritto del mare e senza riconoscere alcuna sovranità russa sulla Crimea.
Cosa ha deciso davvero il tribunale dell’Aia
La Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia ha pubblicato il 15 giugno 2026 il lodo sulla causa avviata dall’Ucraina nel 2016. Il testo è leggibile nel comunicato ufficiale della Corte, che contiene la parte decisoria, e nel fascicolo del caso. Da quel documento si capisce subito una cosa.








