La visione di Sanae Takaichi per un Giappone più forte e assertivo sta entrando in collisione con la realtà economica e finanziaria del Paese, proprio mentre il suo mandato politico sembra più ampio che mai. Dopo aver conquistato un consenso senza precedenti nella storia politica giapponese del dopoguerra, la premier si trova ora a gestire un calo di popolarità, un yen sotto pressione e una banca centrale sempre meno disposta a tollerare politiche accomodanti. Per la prima donna premier della storia recente giapponese la difficoltà non è solo congiunturale, ma è soprattutto strutturale. La promessa di rilanciare la crescita, alleggerire il peso della vita quotidiana e rafforzare il profilo geopolitico del Giappone richiede risorse, stabilità finanziaria e un rapporto credibile con i mercati che, al momento, appare fragile.
Il mandato che si assottiglia
Quando a febbraio ha ottenuto il più ampio mandato elettorale del Giappone dalla Seconda Guerra Mondiale, Takaichi aveva presentato sé stessa come la leader capace di rompere la lunga stagnazione della politica (e dell'economia) nipponica. L’immagine era quella di una premier energica, nazionalmente assertiva, sicura sulla scena internazionale e pronta a rimettere in moto una macchina economica che da decenni fatica a ritrovare slancio. Oggi quel capitale politico sembra consumarsi più in fretta del previsto. Il suo indice di gradimento, un tempo superiore al 70%, è crollato, mentre cresce la sensazione che il governo stia inseguendo obiettivi ambiziosi senza riuscire a tradurli in risultati tangibili per le famiglie. La criticità più evidente è che molte delle sue priorità politiche parlano più alla sua identità ideologica che al disagio quotidiano degli elettori.








