Forti temporali, venti impetuosi e raffiche improvvise. La crisi climatica ha reso più frequenti le turbolenze aeree. Come prepararsi?
L’
equipaggio aveva appena servito la colazione quando Dzafran Azmir ha avvertito il primo scossone. I 211 passeggeri del volo Singapore Airlines SQ321 erano in viaggio da più di dieci ore. L’aereo era decollato la sera precedente dal Regno Unito – dove Azmir studiava ingegneria del suono all’università di Plymouth – e aveva sorvolato l’Europa centrale, il mar Nero, il Turkmenistan e il Pakistan.
I passeggeri e l’equipaggio si trovavano undicimila metri sopra il fiume Irrawaddy, in Birmania, tre ore prima dell’atterraggio previsto a Singapore, quando è cominciata la turbolenza. L’aereo ha tremato come un levriero che tira il guinzaglio. Poi si è impennato e ha sobbalzato su una corrente ascensionale. Undici secondi dopo – secondo la scatola nera erano le 7.49 e 32 secondi del 21 maggio 2024 – i piloti hanno acceso il segnale di allacciare le cinture e hanno ordinato agli assistenti di volo di mettere in sicurezza la cabina. Era in arrivo una forte perturbazione.
In Birmania la fine della primavera coincide con l’inizio della stagione dei monsoni estivi, quando dal golfo del Bengala arriva una serie di piogge violente e venti impetuosi. Forse, con radar o soft-ware di previsione migliori, i piloti avrebbero capito che dovevano tenersi alla larga dalle nubi temporalesche che stavano montando sotto di loro. Ma fuori del finestrino il cielo era quasi immacolato, salvo qualche pennacchio di nuvole candide. Quei brevi sussulti erano stati l’unica avvisaglia.






