Lo studio “Do High Temperatures Affect Firm Demography? Evidence From Italy”, realizzato da Francesco De Simone, ricercatore dell'Istituto di Tecnologie e Intelligenza Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Itiam), assieme a Concetta Carnevale, Danilo Drago e Francesco Trivieri dell'Università della Calabria - mostra che l'aumento delle temperature accresce in modo significativo la probabilità di uscita dal mercato, fornendo nuove evidenze sugli effetti economici dei cambiamenti climatici sul sistema produttivo.

L'Italia e gran parte dell'Europa stanno affrontando un’intensa ondata di calore. Il dibattito si concentra soprattutto sugli effetti per l’ambiente e per la salute umana: il rapporto con l’economia è meno evidenziato ma altrettanto rilevante. Lo studio utilizza oltre 100.000 dati relativi all'universo delle imprese italiane, raggruppate in cinque settori produttivi, nel periodo 2009-2022 combinandole con dati meteorologici ad alta risoluzione.

“Le stime mostrano che ogni giornata estiva con temperature comprese tra 29 e 32 gradi centigradi è associata a un aumento di circa 0,014 punti percentuali del tasso di uscita delle imprese dal mercato rispetto a una giornata compresa tra 23 e 26 °C. Quando la temperatura raggiunge o supera i 32 °C, l’incremento sale a circa lo 0,016% per giornata,”, dichiara Francesco De Simone. “Il concetto di uscita non va interpretato come cessazione dell'attività produttiva, non si tratta necessariamente come fallimento formale e morte economica dell'impresa. Per il territorio, tuttavia, l'effetto è analogo: si perdono capacità produttiva, occupazione, competenze, servizi e relazioni economiche costruite nel tempo”.