Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl mio calzone alle verdure rotea sulla pietra ollare del forno mentre parlo con Rocco, pizzaiolo ma anche chef titolare del ristorante sottocasa. “C’è gente ovunque, e siamo a luglio”, dico. E lui: “Sono stato a Sestri Levante nel weekend: non c’era nessuno”. Poi incalza: “Vado a pranzo con la famiglia, la proprietaria del locale me lo dice: prima c’era sempre gente, ora niente. È cambiato il mondo, quest’anno difficile che si vada a pari con le spese”. “Già – dico io -. È che oggi le vacanze sono mordi e fuggi, e mi domando se la gente torni riposata. S’è perso il rito delle vacanze d’agosto, quando l’Italia si fermava per un mese”.

Rocco dà un giro di pala al calzone, che cuoce insieme ad altre pizze, e annuisce. “E poi – proseguo – c’era una cosa, tra giugno e luglio, che almeno nel Sud si faceva: le vacanze nella casa di campagna. Era l’otium romano continuato con altri mezzi: non stare a far niente ma coltivarsi, leggere, scrivere… Leonardo Sciascia ogni agosto nella sua casa di campagna a Racalmuto scriveva un saggio”. “Bello. Ma a Gela, da me, mezzo paese te lo puoi comprare: case vuote, specie in campagna”.