Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLo scorso febbraio Donald Trump aveva annunciato l’istituzione di una riserva strategica di minerali critici col corrispettivo di 10 miliardi di euro di capitale iniziale nel tentativo di ridurre drasticamente le importazioni degli Stati Uniti dalla Cina. Il presidente americano aveva fissato il 1° gennaio 2027 come data per interrompere definitivamente l’acquisto di terre rare, magneti, tungsteno e tantalio da Pechino, ma Washington ha regolarmente concesso deroghe alle aziende perché l’offerta statunitense non è in grado di soddisfare la domanda.

Le società minerarie americane sono ben lontane dall’appagare il fabbisogno interno. Nel 2025 la domanda statunitense del tipo più comune di magnete era di circa 48mila tonnellate, mentre le fonti interne ne fornivano solo 300. Le terre rare, che rientrano tra i 60 minerali considerati critici da Washington, devono essere lavorate prima di poter essere trasformate in magneti utilizzati per la produzione di armi, automobili, computer e altri prodotti, ma le aziende statunitensi non producono tantalio dal 1959 e tungsteno dal 2015.

Gli Usa possiedono riserve della maggior parte dei minerali critici, ma quel che manca è la capacità di estrarli e lavorarli. La Cina è invece arrivata a dominare l’industria della raffinazione dei minerali alla fine del ventesimo secolo e oggi controlla oltre l’80% del settore. L’ordine esecutivo di Trump prevede che le deroghe possano essere concesse solo se un fornitore dimostri uno «sforzo esaustivo» per evitare materiali cinesi e presenti una tempistica per la progressiva riduzione della dipendenza dalle forniture dalla Repubblica popolare.