Quando si parla di trasformazione digitale, il pensiero corre quasi automaticamente a nuovi software, piattaforme cloud, intelligenza artificiale.
Ma i dati raccontano una storia diversa: il fattore che più di ogni altro determina il successo o il fallimento di un percorso digitale non è tecnologico, bensì culturale e manageriale. È quanto emerge dalla ricerca promossa dall’Omit-Osservatorio sull'innovazione manageriale del Terziario di Cfmt in collaborazione con Akron e l'Aiads-Associazione italiana di analisi dinamica dei sistemi, che ha coinvolto i dirigenti del comparto italiano in un'indagine durata sei mesi.
Dai dati emerge un legame statisticamente rilevante tra il livello di trasformazione digitale e l'evoluzione del modello di management, correlazione che diventa ancora più marcata quando si guarda all'innovazione dei processi manageriali: in altri termini non basta digitalizzare gli strumenti, se non si trasforma anche la cultura manageriale.
«I dati hanno rilevato una maturità digitale nella media, ma con un quadro tutt'altro che omogeneo - spiega Nicola Spagnuolo, direttore di Cfmt - .
Le eccellenze si registrano nell'uso dei dati necessari ad assumere le decisioni, mentre le criticità maggiori riguardano la governance digitale e la capacità di generare nuovi modelli di business.










