Il D.lgs. 231/2001 ha introdotto nell’ordinamento italiano un principio tanto semplice quanto impegnativo: l’ente può essere chiamato a rispondere di reati commessi nel proprio interesse o vantaggio da amministratori, dirigenti o dipendenti, salvo dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenirli. La parola chiave, spesso trascurata nella prassi applicativa, è “efficacemente”: non basta l’esistenza del documento, occorre la sua concreta operatività[1].Ed è proprio su questo terreno che si misura lo scarto tra teoria e pratica. In numerose imprese, anche di dimensioni significative, il Modello nasce da un progetto di adeguamento normativo, è approvato dal consiglio di amministrazione, distribuito ai dipendenti attraverso una comunicazione formale e poi, salvo eventi straordinari, aggiornato a distanza di anni. Nel frattempo, l’OdV esercita la propria funzione attraverso strumenti in larga parte manuali: verbali di riunione, interviste ai responsabili di funzione, controlli a campione su un sottoinsieme di operazioni, richieste di flussi informativi che dipendono dalla collaborazione spontanea delle strutture aziendali.Questo approccio non è privo di ragioni storiche: il Modello nasce in un contesto normativo che non prevedeva strumenti digitali di controllo continuo, e per anni la giurisprudenza si è concentrata più sulla completezza del catalogo dei rischi-reato e dei protocolli che sulla loro effettiva tracciabilità operativa. Ma è un approccio che mostra crescenti limiti strutturali. Il controllo a campione, per definizione, non copre l’universo delle operazioni. Le interviste e i verbali sono difendibili in giudizio solo fino a un certo punto, perché documentano ciò che i soggetti intervistati dichiarano sia accaduto, non ciò che è effettivamente accaduto. E l’aggiornamento periodico, anziché continuo, lascia scoperti i periodi intermedi, proprio quelli in cui l’organizzazione cambia, i processi si evolvono, nascono nuove aree di rischio.Il risultato è un paradosso non infrequente nella prassi degli accertamenti: imprese dotate di un Modello organizzativo formalmente completo, ricco di protocolli e procedure, che tuttavia non riescono a dimostrarne l’efficace attuazione nel momento in cui è richiesto, perché mancano evidenze oggettive e verificabili delle decisioni assunte, delle autorizzazioni concesse, dei controlli realmente eseguiti.Indice degli argomenti
Modello 231 e compliance digitale, come cambia il ruolo dell'OdV - Agenda Digitale
Blockchain, smart contract e intelligenza artificiale trasformano il Modello 231 da documento statico a infrastruttura capace di registrare, vincolare e segnalare i rischi. L’OdV assume un ruolo più tecnico e strategico, mentre restano aperti nodi su GDPR, valore probatorio e responsabilità umana








