C’è un momento, in ogni transizione tecnologica, in cui smettiamo di chiederci se una cosa accadrà e iniziamo a chiederci come dovremo governarla. Per l’Agentic AI, quel momento è già vivo.Negli ultimi anni l’AI è stata raccontata soprattutto come uno strumento capace di generare testi, immagini, analisi o risposte, ma la traiettoria è già cambiata. Stiamo passando da sistemi che assistono a sistemi che agiscono: non parliamo più di un assistente che suggerisce la bozza di una e-mail, ma di un sistema che può produrre effetti reali per conto di una persona o di un’azienda. Un agente può acquistare materiale IT per un team, predisporre l’onboarding di un nuovo dipendente, aprire una pratica, avviare una procedura interna, interagire con un fornitore o preparare un atto da sottoporre a firma.Questa autonomia è destinata a diventare un fattore competitivo. Le imprese che sapranno affidare agli agenti processi ripetitivi ma ad alto valore operativo potranno ridurre tempi, costi e colli di bottiglia. Ma più cresce il grado di autonomia, più emerge una domanda che oggi è ancora troppo poco presidiata: quando un agente AI compie un’azione per conto di qualcuno, chi ha davvero autorizzato quell’azione? Entro quali limiti? E con quale prova?Indice degli argomenti