Per due anni abbiamo parlato di modelli. Più potenti, più veloci, più economici. La gara tra OpenAI, Anthropic, Google e Meta è sembrata soprattutto una corsa a chi avesse il cervello artificiale migliore. Ma ora il baricentro si sta spostando altrove. Il vero nodo non è più il modello. È il sistema.
Siamo entrati nell’economia degli agenti intelligenti.
Non è un passaggio banale. Significa che il valore non si genera più soltanto nella capacità di un’intelligenza artificiale di rispondere bene a una domanda. Si genera nella sua capacità di collaborare con persone, software, database e processi aziendali. In altre parole: il futuro non è un chatbot più brillante. È un ecosistema di agenti AI che lavorano dentro l’impresa.
Marco Bragadin, ceo di Datlas azienda italiana specializzata nella digitalizzazione dei processi di business (Business Process Outsourcing), sintetizza questo passagggio in questo modo: «Il cambiamento più importante è che non stiamo più discutendo solo di modelli, ma del modo in cui persone e intelligenze artificiali collaborano».
Ed è qui che la storia si fa interessante.






