Pubblicato il: 31/07/2026 – 13:29

SAN FERDINANDO Non basta abbattere le baracche. La vera sfida sarà impedire che il ghetto rinasca, magari a pochi chilometri di distanza, e offrire ai lavoratori agricoli trasporti e alloggi dignitosi per sottrarli al controllo dei caporali. È su questo terreno che il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, colloca il futuro dopo la chiusura della tendopoli di San Ferdinando. L’intervento del governatore arriva nel giorno della visita del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e della rimozione dell’insediamento che, dal 2008, ha ospitato centinaia di migranti impiegati nelle campagne della Piana di Gioia Tauro. Sono 116 i lavoratori regolari già trasferiti nei nuovi moduli abitativi, mentre l’obiettivo annunciato dal governo è garantire una sistemazione complessiva a 400 persone.

«La Calabria diventi un esempio»

«Vorrei che la Calabria potesse rappresentare un esempio emblematico anche da questo punto di vista», afferma Occhiuto. Il presidente richiama gli investimenti messi in campo attraverso il progetto Su.Pr.Eme. 2, destinati anche ad accompagnare i braccianti verso i luoghi di lavoro e a garantire soluzioni abitative adeguate. Il programma coinvolge le cinque regioni del Mezzogiorno ed è finalizzato al contrasto dello sfruttamento lavorativo, del caporalato e delle condizioni di grave marginalità vissute dai lavoratori stranieri. Per Occhiuto, infatti, il caporalato non si combatte soltanto con le indagini e con le sanzioni. «Si parla del caporalato quando accadono tragedie e per qualche giorno, poi non si fa nulla. L’ambizione delle istituzioni deve essere quella di fornire risposte concrete». Il riferimento è anche alla strage di Amendolara e alle condizioni di sovraffollamento abitativo emerse a Villapiana, dove alcuni lavoratori erano costretti a vivere in dieci nella stessa stanza. «Il caporalato si annida nei trasporti dei braccianti verso i luoghi di lavoro e nella disponibilità delle case. A volte vivono in dieci o dodici nella stessa abitazione: non è giusto e non è degno di un Paese civile».