A luglio l’inflazione rallenta leggermente in Italia ma resta vicina al 3%, mentre nell’eurozona torna a salire. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo cresce del 2,8% su base annua, in calo rispetto al 3% di giugno. Il rallentamento è dovuto soprattutto alla minore crescita dei prezzi degli alimentari freschi (+3,8% dal +4,4%), degli energetici non regolamentati (+10,6% dal +13,3%) e dei servizi vari (+1,8% dal +2,5%). Anche il cosiddetto “carrello della spesa” non mostra nuove tensioni: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rimangono stabili a +1,3% su base annua, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano dal 3,9% al 3,6%.

La frenata è però solo parziale. Continuano a correre gli energetici regolamentati, che passano dal +9,2% al +14,9%, mentre accelerano anche i servizi di trasporto (+1,6% dall’1,1%) e gli alimentari lavorati, che tornano in territorio positivo (+0,2% dopo il -0,2% di giugno). L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi ed è un indicatore della dinamica più strutturale dei prezzi, resta stabile all’1,6%. L’Istat segnala inoltre che l’inflazione acquisita per il 2026 – cioè il tasso medio annuo che si registrerebbe se i prezzi rimanessero invariati da agosto a dicembre – sale al 2,7%, mentre quella di fondo si attesta all’1,8%.