Il 31 luglio è arrivato. Oggi è l’ultimo giorno in cui potranno essere inviate alla Federcalcio le candidature per ospitare le partite degli Europei del 2032, che l’Italia condividerà con la Turchia con cinque stadi a testa.

Una data che, se all’inizio poteva sembrare “larga”, alla fine si è dimostrata una salvezza per dare il tempo alle città - di concerto con i club, in alcuni casi - di presentare tutta la documentazione corretta. Il caso Palermo è esemplificativo.

Il caso Palermo

Partiamo dal dire che la situazione nel capoluogo siciliano è una delle più particolari. Perché l’iter per autorizzare la ristrutturazione del Renzo Barbera è stato davvero concluso in tempi record, essendo partito soltanto dieci mesi fa. Tant’è che ha avuto risonanza in tutti gli ambienti calcistici europei.

I problemi sono arrivati soltanto in settimana. La questione è legata all’accordo che era stato stretto con la società (il City Group, lo stesso che possiede il Manchester City), che finanzia il restyling con circa 300 milioni di euro. Alcune modifiche dell’accordo al Comune hanno portato al dietrofront della società e adesso, a meno di 24 ore dalla scadenza, il Consiglio è al lavoro per trovare una nuova soluzione e tornare in pista con il progetto.