Nel 2013 l'occupazione del palazzo exInpdap che da allora è in mano ai «movimenti» romani Scrocco perenne con la scusa dei poveri. Un sequestro non eseguito fa condannare il Viminale

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Oltre 21 milioni di euro a carico del ministero dell’Interno, altri 206 mila euro per ogni mese senza liberazione del palazzo, circa 130 famiglie e 400 persone, tra cui molti bambini, e 27 nazionalità diverse che convivono nello stesso stabile. Sono i numeri di Spin Time Labs, l’occupazione di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, inserita nella lista degli sgomberi della prefettura, che da quasi tredici anni rappresenta le difficoltà delle istituzioni di garantire legalità e assistenza. Il palazzo era l’ex sede dell’Inpdap, trasferita nel Fondo Immobili Pubblici durante le dismissioni.

La scheda patrimoniale indica 16.937 metri quadrati, otto piani fuori terra e due interrati, gestiti da InvestiRE Sgr. L’occupazione comincia il 12 ottobre 2013, quando il movimento Action entra nello stabile durante lo “Tsunami Tour” per il diritto all’abitare. Arrivano oltre 150 famiglie. Gli uffici diventano case, teatro, auditorium, osteria, falegnameria, coworking, doposcuola e sportelli sociali. È questa natura doppia a rendere Spin Time una delle occupazioni romane più controverse: rifugio per famiglie povere, migranti, richiedenti asilo e sfrattati, ma anche centro politico-culturale con attività economiche o semi-commerciali delle quali non esiste un bilancio certificato. Nel 2019 la corrente viene staccata per una morosità superiore a 300 mila euro.