di Fiamma Tinelli
L’infanzia in tenda nei boschi del Québec, i libri letti alla luce della torcia. La scrittrice de Il racconto dell’ancella è cresciuta senza elettricità né tv. Qui, spiega che il rispetto della Natura, per l’uomo, è l’unica garanzia di sopravvivenza. E che quando i conflitti avvelenano la Terra, a rischio non sono solo le vite umane. Ma anche i diritti. E la libertà
Da bambina, Margaret Atwood viveva in una tenda. Per leggere le fiabe, doveva accendere la torcia. Figlia di un entomologo e di una biologa, ha trascorso l’infanzia nei boschi del Québec e non è andata a scuola fino alla quarta elementare. A sei anni aveva creato il suo primo racconto – protagonista, una formica di nome Annie –, a 16 aveva deciso che sarebbe diventata scrittrice. Da quella libertà di immaginare sono nate oltre 50 opere, dalla realtà distopica de Il racconto dell’ancella all’umanità inquietante della trilogia di MaddAddam. Nel lavoro di Atwood, attivista per l’ambiente, il rapporto tra l’uomo e la Natura è sempre al centro. È stata la prima a immaginare un mondo desertificato, la prima a descrivere l’impatto del disastro planetario sulle democrazie.Camicia fucsia, 86 anni di ironia, la scrittrice due volte Booker Prize è in collegamento dalla sua casa di Toronto. Questa intervista nasce da un workshop realizzato con le lettrici e i lettori del Corriere della Sera durante il festival Pianeta 2030. Ecco le loro domande all’autrice che ha saputo narrare il futuro prima di tutti.






