Per Margaret Atwood la fame è tutto. Il cibo, nella più importante scrittrice canadese vivente, e le scelte che ne derivano, è il vero collante narrativo. È un invisibile ipertesto che lega i vari generi ai quali la scrittura di Atwood attinge: dalla narrativa apocalittica alla fantascienza, dalla distopia all’utopia, dalla fiaba al thriller. Il cibo, nelle pagine dell’ex bambina felice ma solitaria, avvicinata dal padre entomologo al culto della natura durante le lunghe estati trascorse tra le foreste dell’Ontario, riporta alla gerarchia, al dominio e all’oppressione, mettendo in primo piano sempre la fame dei personaggi, le loro scelte alimentari, la loro creatività culinaria e i rituali alimentari.