di Velia Alvich
Cresce la fame di elettricità degli impianti: in due anni decuplicate le richieste di connessione alla rete. Nel Paese il dibattito sulla collocazione delle strutture è sempre più centrale, mentre in Trentino i dati vengono conservati nel fresco delle cave con mele e formaggi
Sotto il sole di luglio sembra quasi la superficie lunare. Oltre 7.000 metri quadrati di terreno brullo, senza nulla a interrompere lo sguardo se non tre gru e una montagnetta di materiale di risulta lasciato in un angolo della recinzione che separa il cantiere di un data center dal resto di Segrate, appena fuori Milano. Quando soffia il vento, una sottile polvere bianca si solleva e sporca i balconi del piccolo condominio proprio di fronte al cantiere. La polvere mossa dal vento e gli occasionali sensori per la misurazione del rumore, installati per appena un giorno e poi rimossi, potrebbero sembrare i primi segnali di una convivenza difficile. Ma al contrario, per ora la nuova costruzione porta un vantaggio inatteso: «Almeno non c’è più nessuno a occupare gli edifici abbandonati. Tempo fa un uomo, che viveva in una di queste costruzioni incustodite aveva cercato di intrufolarsi in casa mia, entrando dalla finestra», racconta un signore che abita proprio nell’edificio di fronte al futuro data center.






