Un ramoscello d’ulivo parte da Intesa Sanpaolo all’indirizzo di Unicredit. Almeno, questo si capisce dalle parole del numero uno di Ca’ de Sass, Carlo Messina, nell’intervista rilasciata ieri a Cnbc Europe: «Siamo amici e possiamo collaborare in futuro in diversi ambiti». Il sottotesto probabilmente è la coabitazione in Generali dove Intesa Sanpaolo, se riesce a scalare Mps, sarebbe il primo azionista controllando oltre il 16% del Leone. Mentre il gruppo guidato da Andrea Orcel attualmente ha circa il 9%. Siamo «due pilastri della Borsa italiana», ha sottolineato Messina. Il giorno prima, rispondendo a chi chiedeva se Unicredit potesse acquistare la quota in Generali di Mps, aveva detto «non credo siano pronti a comprare partecipazione in Generali». Insomma, che sia tattica oppure no, suona come un messaggio distensivo a Piazza Gae Aulenti. «Unicredit ha fatto un’ottima scelta» con «un modello di business basato sul commercial banking e su un’attività bancaria paneuropea» mentre «noi abbiamo un modello di business completamente diverso, incentrato sulla gestione e protezione del patrimonio, ma siamo due giganti in termini di capitalizzazione di mercato in Italia».Il giorno prima non si era certo risparmiato all’indirizzo di Mps e del suo ad, Luigi Lovaglio. Ieri però Messina ha rincarato la dose. Per portare a termine l’Offerta pubblica di acquisto su Mps, «posso dirvi, come Mario Draghi, che faremo tutto il necessario (il famoso Whatever it takes, ndr)». L’operazione sul Monte è «un obiettivo che vogliamo raggiungere». È «fondamentale per accelerare il business plan, anticipando di tre anni la sua realizzazione». Rispetto ai valori dell’Opas, «abbiamo fatto un’ottima offerta per gli azionisti» senesi «ma possiamo anche garantire qualcosa che oggi manca a Mps: serenità e trasparenza nel processo di governance».Intanto, mentre Messina parlava, l’assemblea degli azionisti di Unipol ha approvato l’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro funzionale all’acquisizione di parte della rete di Mps da Intesa Sanpaolo nel caso in cui l’opas di Ca’ de Sass su Siena dovesse andare in porto.