Che quella sarebbe stata la sua ultima notte a San Siro, beh, Franco Baresi lo aveva intuito. Lui, che in quello stadio aveva vissuto pomeriggi strepitosi e notti meravigliose con il pallone tra i piedi, trionfando spesso e volentieri con la maglia del Milan, era stato scelto dagli organizzatori della cerimonia inaugurale dell’Olimpiade di Milano Cortina per rendere omaggio alla storia dell’impianto, al campo che per vent’anni aveva celebrato il suo inimitabile talento.

Era il 6 febbraio scorso. L’Italia intera si fermava davanti al televisore per uno spettacolo che voleva fondere orgoglio nazionale e memoria. Franco Baresi, con la sua eleganza di calciatore e il tratto gentile di un’umanità che tutti gli hanno sempre riconosciuto, compagni ed avversari, aveva accettato l’invito. Avrebbe introdotto la fiaccola dei Giochi assieme ad un amico rivale in tantissimi derby, quel Giuseppe Bergomi che ha rappresentato per l’Inter ciò che “il Principin”, come lo chiamò Nereo Rocco al suo debutto (da minorenne!) in maglia rossonera nel 1978, accanto al leggendario Gianni Rivera, ha incarnato per i tifosi del Diavolo.

Franco Baresi e Giuseppe Bergomi tedofori olimpici

E qui, con una punta di struggente commozione, comincia il racconto proprio di Bergomi, che è stato compagno di Franco in quella breve ma eterna passeggiata, una camminata che, all’insaputa di tanti, era l’addio di un grandissimo sacerdote al suo tempio, era il congedo pubblico di un uomo che ha avuto sempre il pudore dei suoi sentimenti.